Alcuni dei macchinari noleggiato a Bitonto da Chiara Stella Barba e il suo compagno.

Non è affatto facile essere piccoli imprenditori a Bitonto. Questo è quanto traspare da una lettera inviata al Prefetto di Bari Carmela Pagano da Chiara Stella Barba, compagna nella vita e nel lavoro di un uomo che si occupa di noleggio AWP e gestione sale slot e VLT in città dal 2008.

Vivere di questo lavoro – scrive la Barba – non è facile. La prima lotta da combattere è quella contro l’ignoranza della gente, che, malinformata dai media e prevenuta, vede noi lavoratori del settore come il diavolo sulla Terra. Noi siamo invece piccoli schiavetti dello Stato, che al solito si nasconde dietro un dito con campagne contro il gioco, ma è il primo cassiere di questa enorme macchina da soldi“.

Vivere di questo lavoro – prosegue – è ancora più difficile se fai l’impossibile per lavorare onestamente: lo Stato ci attacca su tutti i fronti nonostante dai nostri investimenti, dal nostro rischio sul territorio e dalla nostra faccia tiene per sé la fetta più grossa della torta, senza sforzo alcuno: la delinquenza ci è sempre stata con il fiato sul collo: il mio compagno ha denunciato fin dal 2009 episodi di racket per cui non è stato mai risarcito in nessun modo“.

Proprio questi ultimi episodi, reiterati nel tempo, sono la principale causa per cui le vite di Chiara Stella Barba e del suo compagno sono difficili e, soprattutto in pericolo: “Sin da subito – rende noto la donna – abbiamo dovuto denunciare e difenderci da episodi di delinquenza e violenza: abbiamo subito richieste di estorsioni, il mio compagno è stato picchiato a sangue e ha dovuto subire diversi interventi al setto nasale. Abbiamo continuato a denunciare, ad affidarci alla giustizia. Abbiamo subito decine e decine di furti in questi anni, sempre prontamente denunciati e per i quali non abbiamo mai avuto un riscontro positivo, anche nel momento in cui abbiamo mostrato filmati di videosorveglianza dove i volti erano chiaramente individuabili. Ma adesso siamo stanchi, sfatti, esasperati: negli ultimi dieci giorni, quattro locali commerciali in cui abbiamo nostre AWP installate sono stati derubati. Sono notti che non dormiamo per la paura o per sorvegliare da soli la città e quando stacchiamo un po’ siamo subito colpiti, perché sul territorio nessuno ci tutela. Sempre le stesse persone, con la stessa auto, con gli stessi metodi, vengono lasciate agire indisturbate ogni notte. Polizia e carabinieri locali continuano a dirci che gli uomini sono pochi, che non hanno mezzi, che dobbiamo continuare a lottare. Ma come possiamo farlo? Come possiamo lottare se ogni giorno ci mandano sul lastrico? Come possiamo continuare a lottare se ci rubano la dignità ogni giorno in cui siamo costretti a svegliarci nel cuore della notte? Noi ci stiamo ammalando per questi continui episodi e la città di Bitonto è totalmente allo sbando, nelle mani di queste persone che sono incentivate a mettersi un cappuccio in testa e andare a rubare nelle case e nelle attività della povera gente, perché tanto la legge è dalla loro parte. Nutriamo, tra l’altro, un forte dubbio che il marcio sia insidiato anche in quegli apparati che dovrebbero tutelarci, perché per ogni episodio segnalato non c’è mai stata un’indagine portata a termine“.

Io – aggiunge Chiara Stella Barba – sono sempre stata una cittadina per cui il senso civico viene prima di tutto, mi sono sempre posta in prima persona quando ho anche avuto solo il dubbio che qualche episodio criminoso potesse essere commesso, ho sempre incitato il mio compagno ad affidarsi alla legge, a credere nella giustizia, e forse proprio per questo ad oggi io sono ancora più delusa e arrabbiata del mio compagno, perché io ci ho sempre creduto, perché io ho lottato con tenacia per mantenere il diritto di vivere e lavorare nella mia città natale“.

Questa mia lettera – conclude la donna – è per richiedere con urgenza un ampliamento della sicurezza sul territorio bitontino, perché io non sono più disposta a vedere la mia famiglia, il mio lavoro, i miei sacrifici distruggersi a causa di un sistema che non funziona; io sto inviando questa lettera per rendere noto che per me adesso basta, che per la mia famiglia io sono disposta a uccidere o morire e se le cose in questa città non cambieranno l’unica soluzione possibile è che ci scappi il morto. Evidentemente solo a quel punto la situazione sarà considerata di emergenza e qualcosa cambierà. Se intanto succederà qualcosa a me, alla mia famiglia o per mio conto a chi cerca ancora di farci del male, nessuno potrà far finta di non sapere niente“.

 

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