A sentire gli addetti alla sicurezza della Porti Levante Security, la società in house dell’Autorità Portuale barese, i livelli di allerta anti terrorismo sarebbero inutili messe in scena. Il porto di Bari è più vulnerabie che mai nel caso in cui un terrorista o un kamikaze sbarcasse nello scalo barese da uno qualunque dei tanti traghetti che ogni giorno attraccano a Bari.

Le guardie giurate, che operano in supporto alle forze di polizia e dell’ordine, sono il primo filtro, il personale che ha i primi contatti con i passeggeri in arrivo o in partenza da Bari. Nonostante tutto, però, nel corso degli anni sono stati abbandonate in un degrado senza precedenti e come se non bastasse senza la possibilità di difendere se stessi, i colleghi e i passeggeri. “La mattina usciamo di casa – dice sconsolato uno di loro – ma non sappiamo se ritorneremo vivi”.

Non hanno una ricetrasmittente per comunicare tra loro – lo fanno con telefoni cellulari non sempre funzionanti -, mancano gli automezzi e qualsiasi dispositivo di difesa personale. In compenso hanno un “inutile” palmare, come quelli che usano nei ristoranti per prendere le ordinzioni, con cui registrano le targhe dei mezzi in transito, ma non le persone all’interno. “Il 5 agosto dell’anno scorso – spiega un addetto alla sicurezza – ero io di turno quanto Adbeslam Salah, ricercato per gli attentati a Parigi del 13 novembre, passò dal porto di Bari di ritorno da Patrasso”. Lui e il suo amico furono identificati a Bari e lasciati passare perché in possesso di regolari documenti.

Dal Porto di Bari transita gente proveniente dalla Siria e dalla Turchia, posti caldi del mondo, ma non sembra importare molto. Basterebbe dire di voler andare all’ufficio postale una volta sbarcati, per dirigersi a piazzare un ordigno ovunque. Sembra incredibile, ma succede proprio così. La situazione sembra ormai sfuggita di mano e l’Autorità Portuale non interviente, anzi, snobba le richieste di incontro avanzate dai sindacati. L’ultima volta ieri.

I paradossi sono tanti e il colabrodo della sicurezza ne conta un altro. La guardie impediscono a chi entra nel Porto di farlo dal Varco Dogana, ma se si transita dal Varco della Vittoria si riesce ad entrare ugualmente nell’area demaniale, transitando davanti alla postazione dell’addetto che aveva negato l’accesso poco prima, che in molti casi si becca bestemmie e pernacchie. Postazioni di lavoro, quando ci sono. Sì, perché un mese fa, un’auto della Capitaneria, sbandando è finita contro il guard rail, lo stesso dove due secondi prima si trovava una guardia. Sarebbe andata a finire malissimo sulla corsia quattro, prima abolita, poi ripristinata, dove basta un giubbotto aperto per finire aggaciati e trascinati da un tir in transito.

Topi e blatte sono i principali compagni di lavoro in un luogo poco illuminato. E quando hai la fortuna di stare nel gabbiotto non hai il conforto neppure dell’aria conizionata, senza filtri e la più elementare manutenzione. La Porti Levante Security, per chi se lo fosse dimenticato, è diventata società in house proprio per volere dell’uscente presidente dell’Autorità Portuale Francesco Mariani, che adesso la sta facendo morire. Ai sindacati è stato persino chiesto di rimandare la protesta davanti alla sede dell’Autorità a dopo l’insediamento del nuovo presidente.

La Porti Levante attualmente è priva di una guida perché secondo l’ANAC non poteva essere amministrata da personale interno, essendo in conflitto d’interesse. Nei prossimi giorni, difatti, l’Autorità Portuale pubblicherà un bando per la presentazione di curricula ai fini della nomina del nuovo presidente della Porti Levante Security, che deve essere un soggetto esterno all’Autorità.

“Speriamo si cambi davvero rotta – auspica Marco Dell’Anna, della Uiltucs Puglia – e si possa finalmente aprire un tavolo di discussione sereno e in grado di risolvere le questioni che ormai denunciamo da anni”.

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