“Adesso basta, intevenga la Procura, alla quale ho consegnato tutte le carte in mio possesso, e dica una volta per tutte se sono abusivo o se c’è chi ha deciso di perseguitarmi oltre ogni misura”. Sbagliava di grosso chi pensava che il titolare dello storico lido Cala Paura, a Polignano a Mare, avrebbe gettato la spugna dopo l’ultimo sequestro ai danni della struttura.

Oronzo Pellegrini, polignanese doc, non molla più dopo quella volta in cui riuscirono a fargli evitare l’impresa di prendere in concessione anche “Porto Cavallo”. Il messaggio dell’imprenditore, forte e chiaro, arriva dopo una prima metà di agosto passata quasi esclusivamente a dare spiegazioni a tecnici comunali, Carabinieri del Noe, Guardia di Finanza, Vigili Urbani, Capitanera di Porto. A distanza di quache giorno dal sequestro, siamo tornati a Cala Paura, scoprendo che certe cose succedono solo in Italia.

L’area è stata dissequestrata, al contrario dei lettini sgamati al di fuori dello spazio in concessione. Adesso, però, se un cliente ne fa richiesta, su quella stessa area, Pellgrini affitta ombrelloni e lettini. La legge glielo consente. Tant’è. Mentre lo intervistiamo, però, assistiamo a qualcosa che ci lascia davvero basiti e alla quale, quando ci è stata raccontata non volevamo credere.

Nello specchio d’acqua balneabile del lido Cala Paura, une mezza dozzina di barche a motore imbarcano e sbarcano turisti e gitanti del mare. Non mancano i privati con la loro barchetta. I motori dei natanti sono accesi, seppure al minimo, in mezzo ai bagnanti. “Non ha neppure idea di quante segnalazioni e denunce ho fatto in merito alla questione – racconta Pellegrini – ma nessuno è mai intervenuto”. Nel caso, speriamo solo fantasioso, qualcuno dovesse farsi male, persino morire, chi ne riponderebbe? Per ora si naviga a vista, poi in qualche modo si farà. Ogni tanto, per tenere a bada gli animi dei più rigorosi, si eleva qualche contravvenzione.

Il titolare della concessione si è rivolto al Tar, al Consiglio di Stato, alla Guardia di Finanza, alla Capitaneria di Porto, al Comune. Fatta eccezione per il Papa e la Madonna, ha cercato di interloquire con chiunque avrebbe potuto in qualche modo accogliere le sue proteste. “Presso l’ufficio tecnico comunale – spiega Pellegrini – giacciono senza alcuna risposta i progetti di miglioramento e ampliamento della struttura, presentati nel corso degli anni. C’è qualcuno che si è messo di traverso e adesso deve venire allo scoperto. Noi non abbiamo paura di un confronto documenti alla mano in qualsiasi sede ritenuta opportuna”.

Certo, un’idea a Polignano se la sono fatta tutti, ma in questi casi non ci si può sbilanciare. Oronzo Pellegrini non lo ha mai fatto, neppure quando sulla pagina Facebook del lido ha pubblicato foto, documenti, denunce, atti, mai contestati da nessuno. Una cosa è certa, quella del sequestro a Cala Paura che ha infiammato l’estate polignanese, è solo l’ennesima battaglia di una guerra durissima a colpi di carte bollate, in cui le istituzioni non non hanno poi la coscienza del tutto immacolata. Pellegrini, infatti, poche settimane prima del sequestro aveva querelato il comandandante dei vigili urbani di Polignano, per un’altra questione.

Noi, come sempre, restiamo a disposizione di chiunque possa fornire elementi aggiuntivi o chiarire ulteriormente i fatti.

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