L’ultimo furto è avvenuto la scorsa notte, tra mezzanotte e le due del mattino. La vittima è un’infermiera di 34 anni. Si chiama Valentina. Le avevano rubato tutto: documenti, chiavi di casa e pure la macchina, ritrovata l’indomani mattina dopo aver sporto regolare denuncia ai Carabinieri. “Adesso basta, siamo stanchi e non le nascondo che attraverso un legale sto pensando di rivalermi contro la direzione sanitaria dell’ospedale San Paolo”.

L’infermiera parla per suo conto, ma a pensarla come lei sono in tanti tra medici, infemieri e ausiliari del San Paolo. I vertici della struttura sanitaria conoscono perfettamente il problema, ma nessuno ha mai sentito l’esigenza di intervenire in maniera radicale. Il colpo è stato messo a segno nello spogliatoio delle infermiere e ausiliarie del pronto soccorso, al piano rialzato. È solo l’ultimo di una lunga serie. Addirittura una decina dall’inzio dell’anno.

Questa volta ad agire sarebbe stato un tossicodipendente, ma chiunque può intrufolarsi con estrema facilità in uno dei quattro spogliatoi attigui destinati al personale maschile e femminile che lavora al pronto soccorso. Nessuno sforzo o ingegno. Le finestre si riescono ad aprire anche dall’esterno. Gli spogliatoi, infatti, si affacciano in un corridoio frequentato dal pubblico. Roba da matti, ma la follia più evidente è il mancato intervento in tutti questi anni. Almeno venti da quando al San Paolo è partito il pronto soccorso.

Nessuna videosorveglianza e neppure grate di protezione. Il personale e i loro oggetti sono esposti ad aggressioni e furti in qualunque ora del giorno e della notte. Chi lavora nella struttura, anche da più di dieci anni, non ricorda siano mai stati fatti significativi interventi di manutenzione. Prima dell’infermiera, nel mirino dei ladri era finito un medico. Dallo spogliatoio gli avevano rubato il borsello e tutto il suo contenuto.

Dall’inzio dell’anno il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti, ma episodi del genere ci sono sempre stati. Ci si passava sopra. “Siamo in un ospedale di frontiera, può capitare”, seppure non è mai giustificabile. La misura adesso è colma. Tre, forse quattro mesi fa, qualcuno si è introdotto nel reparto di Senologia e ha fatto “pulizia” nello spogliatoio in cui un altro medico custodiva le sue cose, chiavi dell’auto comprese. La macchina è stata rubata e anche questa volta ritrovata. Da queste parti non stare sullo stomaco alle “persone giuste”, può fare la differenza.

Il clima è teso e questo rende tutti meno sereni, soprattutto se si considera come, probabilmente uno stesso dipendente del San Paolo, aveva approfittato di questa situazione per rubare, sempre a Valentina, una borsa costosa. In cambio della restituzione del maltoltoaveva chiesto prestazioni sessuali. Anche in questo caso la faccenda è stata denunciata ai Carabinieri, ma risolta diversamente. La borsa è tornata alla sua legittima proprietaria dopo che questa aveva minacciato di scatenare il putiferio.

Il San Paolo è terra di nessuno, lo denunciamo da anni. Aggressioni, furti, abusivismo dilagante, nel parcheggio e tra le corsie dei vari reparti. La situazione non è più tollerabile. Non vorremmo che la questione si risolvesse con i soliti vedremo, faremo, provvederemo, ci attiveremo. I tempi dei verbi adesso sono fondamentali. Restiamo a disposizione del direttore sanitario del San Paolo e del primario del pronto soccorso, non per raccolgiere intenzioni, ma per verificare quanto sarà stato fatto per restituire dignità all’ospedale e ai suoi lavoratori. Per ora ci viene comunicato che il primario avrebbe interpellato i fabbri, probabilmente per provvedere all’installazione delle inferriate.

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