Dopo i novantatre minuti di applausi alla fine del quarto atto dell’Otello farsa andato in scena al teatro Petruzzelli di Bari nel gennaio del 2013, invitiamo la Procura di Bari e tutti voi a gustarvi il secondo successo operistico di quella stagione: La Sonnambula, bando semiserio in due atti. Per la stesura e aggiudicazione del bando di primo noleggio dei costumi, la Fondazione è stata veloce almeno quanto Bellini nella scrittura del suo capolavoro operistico.

La Fondazione sembrava aver imparato dalle oscenità dell’Otello una lezione di trasparenza e legalità ma, come scrivevamo già tre anni fa: sbagliare è umano, perseverare è Petruzzelli. Curiosamente, la Fondazione non immaginava ancora di dotarsi di un elenco fornitori e il giorno il 20 giugno 2013 pubblica sul proprio sito internet l’ennesima indagine di mercato per raccogliere le manifestazioni di interesse a partecipare alla gara per il primo noleggio dei costumi. La base d’asta è di 28mila euro e alla prima dell’opera mancano poco meno di tre mesi.

Ai non esperti può sembrare un tempo considerevole ma, come vedremo, quello effettivo a disposizione dell’aggiudicatario per la realizzazione di 28 costumi sarà inferiore ai trenta giorni. Trenta giorni non di un mese qualunque, ma di quello delle vacanze estive per antonomasia: agosto. La puzza di bruciato, alimentata dal vento di scirocco, comincia a farsi sentire: “gilet doppiopetto in lana fondo rosso varia tramatura blu marrone e grigia”, “gilet uomo cotone tortora riga broccato rosa invecchiato”, “gilet lana rigata rossa e grigia”, “giacca frac lana verde marcio, bottoni in metallo oro e verde”.

L’unica cosa veramente marcia dell’elenco di tessuti richiesti dalla Fondazione nel capitolato speciale – davvero “speciale” – per la realizzazione dei costumi, è il fatto che un’impresa qualunque ad agosto possa trovare in qualunque parte d’Italia stoffe di colori così specifici. Un modo, però, ci sarebbe: averli fatti tre anni prima per la stessa messa in scena al teatro di San Gallo, in un cantone svizzero che evidentemente il commissario straordinario Carlo Fuortes, immaginava dimenticato da Dio, dagli uomini e dell’autorità giudiziaria.

Già tre anni fa rompemmo le uova nel paniere ai sonnambuli del teatro Petruzzelli, scoprendo e denunciando che l’opera in realtà era solo una ripresa di quello spettacolo svizzero e non nuovo allestimento, esattamente come fu per l’Otello. Un vizio evidentemente difficile da debellare per il commissario Fuortes, quello di spacciare e pagare per nuovo ciò che in realtà non lo è. Un vizio che, come si può facilmente immaginare, penalizza l’inconsapevole abbonato o spettatore, convinti di sedersi in platea per assistere a qualcosa mai vista prima. Un vizio andato oltre e diventato bugia in occasione della messa in scena della fallimentare Elektra, che tutti credevano realizzata in cooproduzione con il Lirico di Cagliari, in realtà all’oscuro di tutti come confermò al telefono il direttore di produzione Marco Maimeri.

Fuortes, dopo la figuraccia rimediata dal duo Longo-Lagattolla nell’Otello, decide di diventare protagonista dell’allegra gestione, autonominadosi responsabile unico del procedimento. Sul finire del primo atto della nostra Sonnambula entrano finalmente in scena tutti i protagonisti e le comparse: Vito Longo, Carlo Fuortes, Tommaso Lagattolla, Nicola Grazioso, Silvia Siciliano e tutti i componenti della Commissione Trasparenza e Controllo Strategico del Comune di Bari.

E se tutto questo vi ha incuriosito, non perdete il secondo atto.

Sipario e luci di sala.

 

 

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