Il rischio è che il reato si prescriva prima di poter arrivare alla sentenza. Sono passati 22 anni dall’omicidio di Michele Molfetta, il 38enne ucciso per errore durante una rapina a Bitritto il 18 febbraio 1993 e ora mancano i faldoni delle intercettazioni che servono a far andare avanti il processo. Del delitto sono accusati il boss Antonio Di Cosola, ora collaboratore di giustizia, insieme con Antonio Lombardi, Cosimo Di Cosola e altre due persone la cui posizione, peraltro, è stata solo oggi stralciata perché all’epoca dell’omicidio erano minorenni. Il gup di Bari ha restituito gli atti alla Procura perché integri con le carte mancanti, con il rischio che il reato si prescriva prima della sentenza.

“Sono cose antipatiche e gravi che non devono accadere” ha commentato il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, interpellato dall’Ansa. «La sparizione del fascicolo – ha spiegato Volpe – non è sicuramente un fatto degli ultimi tempi. Del resto siamo in una situazione logistica assolutamente inadeguata, basta girare nei corridoi della Procura – ha detto – per rendersi conto dello stato in cui si trovano i fascicoli”.

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