Trifone Ragone e Teresa Costanza, uccisi a Pordenone il 17 marzo del 2015.

I genitori di Teresa Costanza squarciano il silenzio sceso sulla morte della figlia e del fidanzato adelfiese Trifone Ragone, freddati a colpi di pistola la sera del 17 marzo scorso. Erano nella loro auto, parchegiata all’esterno della palestra che frequestavano. In quattro mesi le indagini hanno restituito solo parte della verità. A sentire loro potrebbe essersi trattato di uno scambio di persona. Non riescono proprio a darsi pace. In un’intervista al Corriere della Sera esprimono la propria amarezza, la rabbia e il sospetto che la pista dello scambio di persona sia stata scartata troppo presto.

Quando ha conosciuto Trifone, in memoria del quale si è tenuta una fiaccolata la scorsa settimana, hanno spiegato i coniugi Costanza: “Si è iscritta subito all’Università di Udine e si è messa a cercare lavoro, che ha trovato quest’anno in un’agenzia assicurativa di Pordenone. Il bar sarà stato un ripiego momentaneo”. Mamma e papà non credono alla pista della droga, ancor meno a quella della mafia o alla vendetta di qualche spasimante respinto.

E poi insistono: “Abbiamo pensato anche a un errore di persona, perché Trifone aveva un amico con una fidanzata biondina come lei”. Poi ritorna il messaggio che ha destato l’attenzione degli investigatori, quello inviato da Teresa all’imprenditore della movida milanese: Stai affogando nelle tasse? Why? Se vuoi ho un paio di soluzioni”? Il padre ha spiegato che potrebbe essere stata una battuta. Prima di quel messaggio Teresa aveva chiamato la madre ed era allegra come sempre, tanto da dirle: “Torniamo presto”.

Nessuno si sarebbe mai aspettato una fine così cruenta e soprattutto un caso così intricato. Una cosa è certa, secondo i genitori di Teresa, tornati più volta nello spiazzo dov’è avvenuta la brutale esecuzione: “Non è possibile che nessuno abbia visto, chi sa parli”. 

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