«Signora, ma lei ha già votato». Peccato che Caterina non era ancora andata a votare nella sezione 345 all’istituto “Cirielli” del quartiere San Paolo di Bari. L’assurda giornata elettorale della signora inizia alle 15.30, quando si presenta al seggio e scopre che il suo voto è già registrato. L’imbarazzo è tanto, così vengono interessati il vigile e il poliziotto messi a presidiare la scuola. Mentre si cerca di capire cosa sia potuto succedere, Caterina si sposta alla sezione 308, quella dove vota il suo ex compagno non vedente.

Sulla tessera elettorale dell”uomo c’è il timbro “AVD”, per l’esercizio del voto assistito. Condizione prevista a pagina 81 del manuale consegnato ai presidenti di seggio. Con quella dicitura, si scoprrà dopo, Caterina avrebbe potuto accompagnare l’ex compagno non vedente in cabina.

Il presidente di quella sezione, però, le chiede un documento inesistente per l’attestazione dell’invalidità. Dall’altra parte la situazione non si è risolta, a casa ci sono padre e madre allettati da accudire. Troppo stress. L’elettrice, esasperata, chiede indietro i documenti e va via infuriata. Dopo un paio d’ore ci sentiamo al telefono e mi spiega quanto è arrabbiata. Le chiedo se voglia ancora votare e la invito a recarsi al seggio insieme a me.

Intanto si sono fatte le 18.30. Entriamo insieme e il poliziotto ci accoglie con un accomodante: “L’importante è che si voti”. Dalla sezione 345 esce la presidente, assente al momento del malinteso e credo il segretario, che rivelano l’arcano, non prima di informarsi su chi sia io: “Un leggero, ma risolto, caso di omonimia”. Presa per buona la giustificazione, Caterina si sposta di nuovo alla sezione 308 dove viene accompagnata dal segretario della 345, perché lui sa bene cosa voglia dire quel timbro “ADV” sull’ultima pagina interna della scheda elettorale.

Caterina vota anche per il suo ex compagno, che nel frattempo è rimasto a casa. Solo grazie alla tenacia della signora uno dei candidati alla presidenza della Regione non si è ritrovato due voti in meno e la Puglia non ha perso per sempre un elettore. «Ogni anno la stessa canzone – dice rammaricata Caterina – Vogliono proprio che non vada più a votare. Tanto, in tutta franchezza, potebbe essere stata l’ultima volta. Oltre che pensare di risolvere i grandi sistemi, senza tra l’altro mai venirne a capo, pensassero a rendere meno complicata la vita di chi deve assistere tre persone invalide come me e invece è costretto a lottare contro la burocrazia».

Senza contare che a nessuno, me compreso, è stato impedito di entrare nella cabina con un cellulare. A me, fortunatamente non servivano foto o tutorial per capire come avrei dovuto fare e chi votare.

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