Alle prime luci dell’’alba ha preso il via un blitz dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, in esecuzione di diverse misure cautelari in carcere emesse dal Giudice per le Indagini preliminari di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. Nove gli arrestati, 8 in carcere, 1 ai domiciliari. Si tratta di Giuseppe Antuofermo di 27 anni, Giovanni Stellacci di 27 anni, Giuseppe Verania di 30 anni, Luigi e Giuseppe Tufariello di 29 e 27 anni, Giuseppe Muscatelli di 23 anni, Nicola e Raffaele Anemolo di 55 e 53 anni. Insieme a loro, un imprenditore barlettano accusato di essersi rivolto ai fratelli Anemolo per recuperare i soldi che gli doveva un altro imprenditore.

Le indagini lampo, avviate nell’’ottobre scorso coordinate dalla D.D.A. della Procura della Repubblica di Bari, hanno permesso di fare luce su due distinti episodi estorsivi commessi ai danni, rispettivamente, di un imprenditore barese operante nel settore dei materiali plastici e di un imprenditore edile operante nella zona di Bitonto.

La criminalità organizzata non si è limitata “solo” ad imporre il pizzo, ma è entrata nella gestione degli affari per garantire il rispetto di accordi e pagamenti,come è emerso nel primo episodio. Talvolta, sono gli imprenditori stessi che, con leggerezza, si rivolgono ai malavitosi per risolvere i loro problemi, finendo nella morsa del racket, come accaduto nella seconda estorsione.

La prima estorsione ha avuto inizio da un imprenditore di Barletta, il quale, per ottenere il pagamento di alcune fatture da parte del collega barese, non ha esitato a prendere contatti con i fratelli Anemolo, esponenti di spicco dell’’omonimo gruppo criminale operante nei quartieri baresi di Carrassi e Poggiofranco. I primi approcci minacciosi, con intimidazioni rivolte anche a familiari, avevano indotto la vittima a cercare un compromesso proponendo pagamenti rateali per estinguere un debito di circa 30mila euro. Il cedimento della vittima non ha fatto altro che aggravare la situazione, inducendo i malviventi ad aggiungere interessi e fantomatiche spese legali, raddoppiando la pretesa estorsiva. La situazione disperata ha convinto l’’imprenditore taglieggiato a denunciare tutto ai carabinieri, uscendo finalmente dall’’incubo.

Diverso, ma non meno inquietante, il secondo episodio, dove un piccolo imprenditore edile, che aveva appena avviato la sua attività nella zona di Bitonto, ha commesso la leggerezza di farsi presentare da un suo dipendente “degli “amici”” che avrebbero potuto agevolare i suoi affari sul territorio. Gli amici non erano altro che un gruppo criminale, capeggiato dal bitontino Giovanni Stellacci, contiguo alla criminalità organizzata del suo paese di origine, in particolare al clan mafioso Conte-Cassano. Dopo i primi approcci amichevoli, è scattata la richiesta di pagare per avere una sorta di copertura assicurativa che avrebbe fatto lavorare l’’imprenditore tranquillo in tutta la zona. A ciò si sono aggiunte le pretese del dipendente, anch’’egli arrestato. Per ottenere il pagamento di uno stipendio arretrato, il dipendente non ha esitato a sfruttare le minacce del gruppo criminale le cui pretese hanno estorto all’’imprenditore oltre 11.000 euro, in parte recuperati dai carabinieri.

Le immagini dei Carabinieri

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