«Domani, a prima ora, saremo sul posto per efettuare un sopralluogo e decidere il da farsi». Partiamo dalla fine della storia. Il geometra Gennaro Namoini, responsabile del monitoraggio del patrimonio dell’Istituto autonomo case popolari di Bari, assicura un intervento urgente. Questa mattina, intorno alle 9, alcuni residenti di una delle palazzine di via della Resistenza, ad Adelfia, si sono accorti dell’ennesimo crollo: grossi calcinacci sono venuti giù dal soffitto di un porticato durante la notte. Fortunatamente in quel momento non passava nessuno. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno transennato l’area.

La situazione – proprio come i pezzi di muratura – rischia di precipitare da un momento all’altro. Le 72 familgie che abitano in quegli immobili di edilizia residenziale pubblica alla periferia di Adelfia, rione Canneto – dal civico 1 al civico 15 – sono esasperati. L’amministratore del palazzo interessato dall’incidente, Nicoletta Chimienti, ci sventola le raccomandate inviate all’ente per evidenziare crepe sui muri e sui balconi, infiltrazioni d’acqua negli appartamenti e nella zona delle cantinole.

«L’ultimo sopralluogo – incalza la Chimienti – risale a settembre scorso – hanno mandato un tecnico, che ha fatto i rilievi, ha fotografato tutto, ma poi è sparito. Nessuno ci ha fatto sapere nulla. Abbiamo interessato anche il sindaco di Adelfia, ma non abbiamo avuto nessuna risposta neppure da lui. Ci rendiamo conto che la competenza non è dell’amministrazione, ma ormai non sappiamo più a che santo votarci».

I segni del degrado sono tanti e dappertutto. Non ci riferiamo a scritte e imbrattamenti di ogni tipo, come si è portati a credere. Piuttosto piastrelle, muri pieni di crepe o completamente privi delle mattonelle che li rivestivano, in qualche caso accatastate in angoli e anfratti. Un modo per far notare che in questa vicenda l’incuria degli inquilini non c’entra.

«Siamo stati abbandonati da tutti – continua amareggiata l’amministratore di condominio – due anni fa una piastrella, cadendo, colpì un inquilino a una mano, abbiamo ancora il referto del pronto soccorso. Da un altro stabile una mattonella analoga prese in pieno il cane che un residente stava portando a spasso». Uno degli appartamenti più danneggiati è proprio quello della Chimienti. Piove in casa e l’umidità non è certamente salutare per mio figlio e mio marito, entrambi con gravi problemi di salute.

«La cantilena si ripete tutte le volte che ci sono votazioni di ogni tipo», denuncia la donna. «Vede – fa spallucce, indicandoci il muro perimetrale del palazzo – quest’angolo l’hanno ripristinato a tempo di record perché si vede dalla strada. Ci avevano detto che avrebbero provveduto alla sistemazione di tutto il resto in breve tempo. Come al solito li stiamo ancora aspettando. Non chiediamo nient’altro che la doverosa manutenzione. Senza contare la ruggine nell’autoclave. Qui risiedono molte persone che non possono permettersi nient’altro che il minimo per la sopravvicenza e quindi sono costretti a bere quell’acqua. Non è giusto. Anni fa abbiamo dovuto cambare dei pezzi dell’autoclave condominiale. È stato fatto a spese nostre, perché non potevamo più aspettare una risposta da parte dell’Istituto autonomo case popolari. Siamo stati costretti a rivolgerci a un legale. Siamo in causa. Aiutateci, prima che qualcuno si faccia male sul serio».

 

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