Le accuse per i due imputati “eccellenti” del maxiprocesso sono di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, con in più per l’ex ministro Fitto l’accusa di abuso d’ufficio per un finanziamento di 30 milioni di euro ad alcuni oratori ecclesiastici. Assolto invece con formula piena dalle accuse di peculato e associazione a delinquere. Il processo, suddiviso in due tronconi, vede coinvolti a vario titolo circa 30 imputati, fra cui 10 società quasi tutte del gruppo Angelucci, e si riferisce a fatti avvenuti tra il 2000 e il 2005, anni in cui l’ex ministro agli Affari Regionali, in quota Pdl, era presidente della Regione Puglia.

Il primo ramo delle accuse contestate ruota attorno alla concessione dei servizi di pulizia e sanificazione di varie Asl pugliesi a società come “La Cascina” o “La Fiorita”, tramite procedure giudicate irregolari e viziate. Il secondo, il più significativo, coinvolge invece l’assegnazione al gruppo Angelucci di un appalto da 198 milioni di euro per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite (Rsa). Per favorire quest’assegnazione, secondo le accuse, Angelucci avrebbe versato al movimento locale di Fitto “La Puglia prima di tutto” una tangente di 500mila euro, da cui l’accusa anche di finanziamento illecito ai partiti.

Alle condanne alla reclusione si aggiungono anche 5 anni di interdizione ai pubblici uffici sia per l’imprenditore romano sia per l’ex presidente pugliese, con anche pesanti sanzioni pecuniarie dell’ordine di decine di migliaia di euro per tutte le società del gruppo Angelucci, in particolare il Consorzio San Raffaele. Intervistato riguardo la sentenza, Fitto non ha nascosto il suo profondo disappunto, giudicando «assurda e incredibile» la richiesta d’accusa della Procura di Bari, e ricordando come fino alla notte scorsa avesse «collezionato solo assoluzioni e proscioglimenti».

13 febbraio 2013

Giorgio Scapparone Suma

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