La sentenza, le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni,  attenua le richieste del pm Renato Nitti che invocava due anni e quattro mesi di reclusione per Giuseppe Mininni, e un anno e quattro mesi per il fratello Antonio.

È stata, tuttavia, rigettata la richiesta di provvisionale pari a 300mila euro, corrispondente a una piccola parte del risarcimento previsto che ammonta a 1,5 milioni di euro. Questa decisione è stata accolta con favore da parte di Giuseppe Mininni, che ha dichiarato:

‹‹La restituzione dei beni sequestrati, il rigetto della richiesta del pm di confisca dei beni e della provvisionale richiesta dalla parte civile, con l’espresso riconoscimento della corresponsabilità del Comune di Bari, sono la prima, parziale dimostrazione che le cose non stanno come qualcuno le ha dipinte in questi anni››.‹‹Ho pagato e sto pagando – ha continuato Giuseppe Mininni – per colpe non mie, con una condanna, sia pure lieve e a pena sospesa, per un reato che non ho commesso››.

Il Comune di Bari, che attraverso un comunicato ha sottolineato come il giudice abbia dichiarato la falsità dei verbali di consegna dell’immobile di via Nazariantz, ha annunciato di essere in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza. I difensori degli imputati, invece, hanno annunciato che ricorreranno in appello.

Il giudice Silvestri, inoltre, ha dichiarato prescritti altri reati che pendevano sulle teste dei fratelli Mininni, prosciogliendoli dalle accuse di frode in pubbliche forniture, truffa ai danni dell’Inail, proprietaria dell’immobile protagonista della vicenda, e falso.

16 luglio 2012

Angelo Fischetti

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