E’ necessario risalire a una domenica di agosto di un anno fa quando il fotografo di Photocolor Jolly, nel primo pomeriggio, fu trovato ucciso nel retrobottega del laboratorio usato come camera oscura e magazzino, in via Crisanzio. A dare l’allarme fu proprio il figlio, che dopo aver provato a contattare il padre senza riuscirci, si era recato presso lo studio per controllare.

Il 66enne venne ucciso da più colpi inferti alla nuca, probabilmente da un oggetto contundente che non è mai stato trovato. In un primo momento fu presa in considerazione, ma poi esclusa, l’ipotesi di rapina e omicidio. La porta della camera oscura infatti non era chiusa a chiave, come risulterebbe logico per motivi di sicurezza, dettaglio che ha portato gli inquirenti a ipotizzare che Scanni avesse aperto lo studio a una persona di sua conoscenza.

Nel corso delle indagini si venne a conoscenza di un litigio tra padre e figlio avvenuto poco prima del decesso: i sospetti del pubblico ministero ricaddero così su Nicola Scanni, che poteva avere un movente quale la lite. Tutte le ipotesi formulate non provate dal ritrovamento dell’arma del delitto o di altre prove sono crollate oggi con la sentenza del giudice che assolve Nicola Scanni.

“Mario Jolly”, così soprannominato dai colleghi, era conosciuto come fotografo di cerimonia spesso al lavoro anche per le sedute di laurea nelle facoltà di Giurisprudenza e Scienze politiche.

Federica Addabbo

 

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