Il legame tra Stramaglia e il boss Savino Parisi, capo dell’omonimo clan che opera su Valenzano, Acquaviva delle Fonti, Cassano e dintorni è stato scoperto nell’ambito del primo processo, noto come “Blue Moon”, nel quale Stramaglia è stato condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione.

Con una seconda operazione “Domino”, iniziata nel 2009, gli investigatori hanno scoperto il “tesoretto” del clan che Stramaglia aveva affidato all’imprenditore Michele Labellarte, anch’egli morto nel 2009. Quest’ultimo aveva il compito  di riciclare il denaro  proveniente dalle attività illecite del clan. L’indagine Domino si è conclusa due settimane fa con la confisca di 102 milioni di euro investiti in 8 società di capitali, 89 immobili come ville, appartamenti, capannoni industriali, terreni nelle province di Bari, Brindisi e Mantova, conti correnti bancari e automezzi.

I beni confiscati dalla guardia di finanza erano passati nelle mani degli eredi dell’imprenditore Labellarte, alla morte di questo. Secondo i recenti ‘pacchetti sicurezza’ in virtù della maggiore importanza attribuita alla “pericolosità/mafiosità del bene” piuttosto che ai soggetti che dispongono dei beni, i cespiti sequestrati a un indiziato di appartenere a un clan malavitoso sono acquisiti definitivamente al patrimonio dello Stato.

Federica Addabbo

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