Di base c’è la consapevolezza di essere in torto, mitigato, ma non troppo, solo dal fatto che muoversi in centro a Bari con l’auto è difficile, per mille motivi che non stiamo qui ad analizzare, non è questa la sede opportuna. Lo sappiamo noi e lo sanno i guidatori, spesso colti in fallo, lo sanno anche i pedoni e i tanti fautori della mobilità sostenibile in tutte le sue forme.

In corso Vittorio Emanuele da qualche giorno è spuntata la pista ciclabile “light”, sulla scia del nuovo stile di vita (forse dietetico, scherziamo ovviamente, ndr) che dovrebbe nascere in conseguenza dell’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus.

Per molti rappresenta ancora un oggetto misterioso non identificato, tra chi fa finta di non vederla e chi mente, compresi quelli che ci piazzano sistematicamente i bidoni dell’Amiu o i materassi dismessi, ma ancora buoni come protezione in caso di caduta, o chi la usa per il carico e scarico merci.

Senza entrare nel merito della sua realizzazione o sulla opportunità di averla tracciata in quattro e quattr’otto catapultata dall’alto nel corso di una notte, anche per evitare gli insulti che proliferano su facebook nei gruppi di hooligans della bicicletta pure in caso di articoli a favore delle due ruote, resta il fatto che i baresi devono ancora fare bene i conti con la sua presenza.

Così, il nostro automobilista è prima “incappato” nella chicane della nuova pista ciclabile, e poi, redarguito, si è spostato con la macchina davanti allo scivolo per favorire il passaggio di disabili in sedia a rotelle e passeggini. Il minchia parking, in questo caso, decisamente non è light.

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