Treruote celestino, diventato verde per non essere associato a quel “bastardo” che ha rubato gli infissi all’edificio che ospitava l’ex Carrefour al quartiere San Paolo; targa scritta a penna per evitare che gliela rubino e poi un piccolo frigorifero montato sul cassone, trasformato in porta bagagli in cui mettere la spesa fatta al mercato dell’ex Manifattura Tabacchi e che altrimenti qualcuno ruberebbe, come già successo.

Peppino nella sua onorata carriera aumma-aumma è stato fermato ingiustamente da “Madama” e Carabinieri, senza motivo gli sono state elevate un paio di contravvenzioni, ma soprattutto senza giustificazioni ha puntati addosso gli occhi, quando da metà maggio vende senza esagerare le birre sotto al Faro, a San Cataldo.

Per la casualità degli episodi di cui è protagonista lo abbiamo ribattezzato Peppine “abbùune-abbùne”. La sua vita è costellata da episodi improvvisi, come si dice a Bari “abbùne-abbùne”. Lo abbiamo incontrato in via Libertà con le sue rape tutta cima, da servire con un soffritto di aglio e acciughe, facendoci una chiacchierata per capire le ragioni di tanto accanimento nei confronti di un uomo che, in fondo in fondo, prova a sbarcare il lunario, sfuggendo all’accusa di essere un rigattiere senza scrupoli e un abusivo della birra, seppure mai egoista.

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