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Sarà stato il caldo, oppure saranno i tempi che corrono a velocità superiore rispetto ai neuroni umani, ma i comportamenti deprecabili aumentano giorno dopo giorno. All’ultimo atto di incomprensibile inciviltà ho assistito personalmente.

Siamo ad Adelfia, la gara podistica “Correndo tra i vigneti” è finita da poco. Gli atleti si  rilassano in attesa delle premiazioni. Una donna di mezza età, coi capelli ricci castani, tenuti da un elastico di colore blu, è visibilmente sofferente. Fa su e giù sul marciapiedi. Pur essendoci a due passi almeno quattro locali pubblici e decine di abitazioni – avrebbe potuto chiedermi ospitalità – decide di togliere pantaloncini e mutande e accovacciarsi fra due auto. Indossa solo scarpe e canotta col pettorale.

Il marito, insieme ad altri passanti, la osserva. I nostri sguardi si incrociano, ma il suo non lascia trapelare nulla, neppure il minimo imbarazzo o la rassicurazione di una pronta pulizia. Sono impietrito. Il mal di pancia è tanto e allora la donna fa qualche altro passo in avanti sul marciapiedi e, con le grazie di fuori, si siede sul cordolo di marmo. L’opera è conclusa.

Il bisogno è impellente, c’è poco da fare. Quante volte l’avrete fatta in campagna. La cosa tragica della sporca faccenda, però, è un’altra. L’atleta indisposta s’è ripulita con tre o quattro fazzoletti di carta, lasciandoli sul posto, davanti al vicino negozio di fiori e ovviamente davanti a casa mia. Nemmeno un minimo tentennamento, anzi, prima di guadagnare nuovamente la zona del palco, l’uomo si è messo al volante e ha fatto marcia indietro nel tentativo di coprire la vergogna.

Dopo una mezzora marito e moglie sono saliti a bordo della loro Lancia Y di colore nero per riprendere la via del rientro. Ciò che vedete nelle immagini è il resoconto del bisogno espletato insieme a quel che resta del senso di civiltà e rispetto. Avesse ripulito la storia sarebbe rimasta nell’alveo delle emergenze.