Morris ha 32 anni, una moglie, cinque figli e una vita venduta. Si alza alle quattro del mattino e va ai mercati generali a strappare la giornata. Antonio Decaro è il Sindaco di Bari, e non ha mai incontrato Morris.

L’uno “investe” pochi euro al mattino e si arrabatta per far mangiare la famiglia almeno una volta al giorno. L’altro si fa fotografare sconsolato sul materasso abbandonato accanto ai cassonetti.

Morris vorrebbe un lavoro, lo cerca, non lo trova. Non trova nemmeno, come tanti altri, servizi sociali e sistemi sociali che gli possano alleviare la miseria: sorda sembra questa nostra civica amministrazione alle sue disperate richieste.

Decaro va a togliere la merda dei cani insieme a gruppi giulivi di brave persone straniate e stranianti, come in un film di Luis Buñuel: ogni Titanic ha la sua orchestrina che suona mentre intorno la barca affonda e Bari non è da meno.

Morris vive un quotidiano incubo che dall’alba alla notte gli para davanti ogni difficoltà e ostacolo: come ogni altro cittadino ha dei diritti, ma nessun modo per esercitarli, nonostante il secondo comma dell’art. 3 della nostra Costituzione, famoso e celebrato nel mondo intero.

Decaro si diverte a ricevere in veste ufficiale e pubblica anche chi nel Comune non dovrebbe mettere piede, come l’ultimo tizio con il cappello strano che ha promesso soldi alla società del Bari Calcio. Poco male se si rivelerà un bluff: l’importante è farsi la foto.

Morris è Bari: la Bari che non sta bene, che arranca e sbatacchia come un vecchio catorcio, che si ammazza di fatica ma non lavora, che spesso si dispera ma non si arrende mai.

Decaro è Bari: la Bari del potere che non è servizio, dell’incompetenza e della spartizione, della sordità istituzionale e dell’egoismo politico dei piccoli e potenti gruppi di privilegio.

I due volti della stessa città. Le due voci della stessa comunità. Le due anime dello stesso fallimento.

 

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