La storia che vi stiamo per raccontare inizia a Bari. Non è più ambientata in città, ma al pari di una bella fiaba potrebbe presto riscoprirsi barese anche sotto l’aspetto puramente geografico. Non tutte le favole hanno un principe azzurro. Favolosa può essere anche la storia di un ragazzo che realizza il proprio sogno. Che riesce a trasformare in splendida realtà quello che da bambini ci si diverte a fantasticare solo col pensiero.

Mimmo Laserra è nato a Bari. Abita in corso Mazzini, dove inizia a lavorare come garzone di bottega da un barbiere. È ancora un ragazzino ma la scuola non gli piace. La lascia, non gli regala emozioni né soddisfazioni. È attratto invece dalla testa delle persone. Guarda i capelli di una donna e li ridefinisce nella mente come farebbe un architetto con un antico casale da ristrutturare.

A 13 anni mette piede per la prima volta in un parrucchiere da donna. Passa un anno e un affermato brand fiorentino specializzato nella moda del capello decide che Mimmo è il ragazzo giusto sul quale puntare. Lo lascia di casa a Bari, ma nei weekend lo porta in giro per l’Italia in cerca di formazione e informazioni. A 17 anni vola a Parigi, appena maggiorenne inizia a lavorare a Firenze e a 20 anni si trasferisce a Roma.

Nella capitale taglia i capelli in un hotel di lusso. Sulla sua poltrona si siede gente importante che inizia a contattarlo anche per acconciature extrasalone. Non taglia solo i capelli. A Parigi la sua formazione è stata orientata soprattutto alla moda, quella dei capelli si intende. A 23 anni cura già l’immagine di attori e personaggi di fama internazionale. Un giorno taglia i capelli ad una signora. Non è una signora qualsiasi. È la moglie di un imprenditore americano che nello stato del Massachusetts conta 32 saloni per la bellezza del capello. Il marito della signora resta folgorato dal lavoro di Mimmo e decide che quel ragazzo barese deve diventare il direttore artistico della sua catena di negozi negli Stati Uniti.

Il direttore artistico, in questo contesto, è colui che crea le acconciature. Come nella moda, ogni sei mesi organizza sfilate del capello per far conoscere alla gente le tendenze di stagione. È un ruolo molto prestigioso ma dopo nove mesi vissuti tra New York e Boston, Mimmo sente forte la nostalgia dell’Italia. Ha 25 anni, lavora ormai da oltre un decennio, torna a Roma ed entra nel giro dell’Alfaparf, un’enorme multinazionale made in Italy specializzata nella cura della persona. E quindi anche del capello. Con loro, alla stregua di un direttore artistico americano, fa show in tutto il mondo. Russia, Brasile, Argentina, Grecia. In teatri prestigiosi, davanti anche a tre o quattromila persone.

A 29 anni Mimmo decide che i tempi sono maturi per organizzarsi in un negozio tutto suo. Lo apre a Roma, tra piazza Navona e Castel Sant’Angelo. Non lavora solo in salone, perché ormai è talmente bravo che i suoi clienti più importanti lo chiamano, gli pagano il volo e lo portano in giro per l’Europa anche solo per un taglio. Lavora con i capelli delle star di Hollywood.

Qualche mese fa un suo cliente gli consiglia un provino per un programma televisivo. Non uno di quelli in onda su reti private nascoste nei meandri dei decoder ma Detto Fatto, in onda su Rai Due. Questo cliente, uno dei blogger più noti dello Stivale, è convinto che il talento di Mimmo possa e debba trovare fortuna anche in televisione. Ha ragione. Vince la sfida del programma di Caterina Balivo e diventa un tutor. Spiega e mostra agli italiani quello che fa, la sua idea di hair stylist. Porta in alto il nome della città di Bari e fa in modo che i baresi, quelli che come noi ancora non lo conoscevano, conoscano la sua storia. Quella che ci ha raccontato e che abbiamo scritto.

«Se non scendo a Bari per mangiare la focaccia e sentire il profumo del mare almeno una volta ogni due mesi, divento pazzo – ci dice Mimmo – sono orgoglioso delle mie origini e il mio essere barese mi ha aiutato tanto. Nel carattere e nel mio spirito creativo. Bari per me è ispirazione allo stato puro. Cosa bolle nella mia pentola? L’apertura di un nuovo negozio dall’altra parte del mondo. Sto valutando due ipotesi: Miami e Shanghai. Ma il mio sogno più grande è quello di aprire un salone a Bari, sul lungomare. Sarebbe il massimo della vita. Resterei a Roma, certo. Ma con un buon socio sono convinto che le cose andrebbero bene anche nella mia città. E poi tornerei a casa almeno una volta a settimana. Ho ancora 31 anni, diciamo che il tempo per realizzare questo sogno non mi manca». Se non è una favola questa, davvero poco ci manca.

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