La stagione estiva è, per molti, caratterizzata dall’accoppiata bagni di mare e sole. Appena possibile, per alcuni anche sfruttando al massimo la pausa lavorativa, nelle città di mare come Bari si corre in spiaggia ad abbronzarsi , a rilassarsi con una bella nuotata o a rinfrescarsi con un bel bagno in mare. Ma non va dimenticato che, oltre le ormai ben note azioni lesive del sole quali invecchiamento precoce della cute, induzione di tumori cutanei, colpo di sole, scatenamento o aggravamento di numerose patologie cutanee o sistemiche, anche il contatto con l’acqua marina può riservare alcune gradevoli sorprese. Tra queste va ricordato il prurito acquagenico.

Descritto nei primi anni ottanta, il prurito acquagenico è ritenuto generalmente un evento piuttosto raro ma, a mio avviso, statisticamente sottovalutato poiché spesso auto medicato, trascurato dal paziente, trattato dal farmacista o dal medico di base, o anche semplicemente non diagnosticato.  È questa una patologia nella sua essenzialità non grave, ma a volte molto disturbante per il paziente e per il suo entourage familiare, in grado di rovinare la qualità della vita di chi ne è soggetto.

Il prurito acquagenico può presentarsi in forma idiopatica o acquisita. Clinicamente si manifesta con la comparsa di un prurito di intensità variabile dal lieve all’irrefrenabile, in assenza di qualsiasi lesione visibile a carico della cute, dopo contatto con acqua di qualsiasi tipo e temperatura (bagno in vasca, in mare, in lago, in piscina, sotto la doccia). A volte la sensazione soggettiva viene descritta come “tante punture di spillo”, “come se ci fossero tanti spilli infissi nella pelle”, “sensazione di insetti che camminano sotto pelle”.

Sedi più frequentemente interessate sono gli arti superiori o inferiori, ma in realtà il prurito può manifestarsi in qualsiasi sede sia venuta a contatto con l’acqua, o  anche con sudore o per esposizione ad intenso calore o umidità ambientali. L’eruzione pruriginosa avviene generalmente a breve distanza di tempo dal contatto (entro una ventina di minuti) o anche, in alcuni casi, a distanza di diverse ore (addirittura durante il riposo notturno), rendendo così difficoltosa la sua correlazione con il contatto con l’acqua, la sudorazione, l’esposizione al calore e/o umidità ambientale. La  durata è variabile da soggetto a soggetto, ma generalmente si risolve entro un paio di ore, per recidivare puntualmente ad ogni nuovo contatto. Da notare che per qualche ora, dopo la crisi, la pelle rimane refrattaria allo stimolo acqueo. Non reagisce, cioè, al contatto con l’acqua.

In spiaggia, a rovinare una giornata di relax o un tanto atteso periodo di vacanze,  può manifestarsi all’uscita dal bagno localizzandosi, in questo caso, più frequentemente alle gambe o alle cosce. Una buona doccia fredda a volte riesce a controllare la sintomatologia.

Non molto sappiamo circa l’eziologia di questa forma; sembra dovuta soprattutto ad una massiva liberazione di istamina o di acetilcolina (ma certamente anche ad altri mediatori vasoattivi). Da alcune segnalazioni della letteratura scientifica sembra di poter affermare che almeno in una parte dei casi vi possa essere una predisposizione familiare.

La visita dermatologica si impone per un corretto inquadramento del caso e differenziare il prurito acquagenico da altre patologie correlate al contatto con l’acqua: orticaria acquagenica (simile al prurito acquagenico per  tempi e manifestazioni soggettive, se ne differenzia per la presenza sulla cute di pomfi di colorito dal roseo al rosso), acquadinia (sensazione di bruciore scatenata dal contatto con l’acqua), orticaria da fatica (ad esempio dopo una lunga nuotata), orticaria da pressione, orticaria da freddo, orticaria da caldo,  prurito sine materia (solo e soltanto prurito, ma non scatenato dal contatto con acqua), prurito senile (la cute dell’anziano è tendenzialmente secca e quindi pruriginosa), dermatite da acqua salata (la lunga immersione in mare provoca modificazioni elettrolitiche per assorbimento precutaneo), dermatite da acqua dolce (l’acqua clorata delle piscine ha effetto disidratante su cute e capelli), e dermatite allergica da contatto.

La diagnosi di prurito acquagenico, soprattutto se di recente comparsa, impone una approfondita indagine anamnestica ed un panel di indagini ematochimiche e strumentali che verifichino lo stato generale dell’organismo, escludendo la presenza di una di policitemia vera (relativamente frequente in corso di prurito acquagenico), di patologie tiroidee, epatiche, renali, autoimmunitarie, di forme tumorali, di intolleranza al lattosio, di malattie ematologiche. Anche l’assunzione di farmaci può indurre la comparsa del prurito acquagenico.

Il trattamento è purtroppo spesso poco o nulla efficace. Utile può risultare l’assunzione di un antistaminico circa una ora prima del previsto contatto con l’acqua, così come applicazione di emollienti , creme contenenti capsaicina (il principio attivo del peperoncino, per intenderci), applicazioni bi- o trisettimanali di UVB (ultravioletto della fascia B: 280-315 nm), UVB a banda stretta (311-313 nm). L’aggiunta di sodio bicarbonato o di estratto di avena (nei soggetti non allergici alle graminacee) nell’acqua del bagno a volte lenisce il problema. L’unico vero aiuto a questi soggetti viene dal ridurre al massimo i contatti con l’acqua.

Nel prurito acquagenico senile può essere utile l’applicazione di idratanti (ricordando che la cute senile è generalmente piuttosto secca e per tanto, come già detto, pruriginosa).

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Specialista in Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse ed in Allergologia e Immunologia Clinica Primario Dermatologo dell’Osp. Casa Sollievo della Sofferenza- Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di San Giovanni Rotondo (FG) dal 1/10/1980 al 31/05/2006. Docente a Contratto presso le scuole di Specializzazione in Dermatologia delle Università: Cattolica del Sacro Cuore di Roma, G.D’Annunzio di Chieti , A.Moro di Bari dal 1984 al 2006 Presidente Emerito dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI) Autore di oltre 300 tra pubblicazioni ed abstract di relazioni tenute in numerosi congressi nazionali ed internazionali della specialità, coautore di 6 ed editor di 4 volumi di dermatologia. Socio di numerose società scientifiche italiane ed internazionali tra cui American Academy of Dermatology, European Academy of Dermatology, SIDEMaST, ADOI, ecc.

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