Con l’arrivo della primavera la natura si risveglia e l’ambiente si adorna di fiori e piante rigogliose. È il trionfo del bello e del colore dopo il grigiore dell’inverno. Ma tanta bellezza non è da tutti apprezzata, al contrario, giacché tutto ciò per una congrua parte della popolazione (10-15%) si traduce in occhi rossi e pruriginosi (congiuntivite e/o blefarite) e/o naso che cola e starnuti frequenti (rinite) e/o disturbi respiratori (asma) per tutta la durata della primavera e, a volte, anche dell’estate. Sono questi i soggetti allergici ai pollini ed alle muffe (allergeni che giungono in contatto con il nostro organismo per via inalatoria).

In fase di reazione conclamata non si può fare altro che assumere antistaminici per via orale e, se proprio necessario, cortisonici per via orale e/o locale; meglio, allora, prevenire iniziando ad assumere antistaminici o inibitori della reazione quale il disodiocroglicato (assolutamente inutile la sua assunzione in fase di reazione) all’avvicinarsi del periodo incriminato e poi per tutta la sua durata. Per fare ciò è possibile consultare qualche sito di meteo pollinosi e, nella programmazione delle proprie ferie, ricordarsi che la pollinazione in montagna avviene generalmente con un mese di ritardo rispetto alla pianura.

Per la prevenzione alcune poche e semplici regole quali: ridurre l’esposizione all’aperto, chiudere le finestre soprattutto di sera, non uscire nelle giornate ventose e/o di caldo secco e/o dopo la pioggia (si ha una maggiore concentrazione pollinica), fare la doccia e cambiare abiti e scarpe al rientro a casa, utilizzare adeguate mascherini su bocca e naso all’aperto, spazzolare gli animali domestici al rientro a casa (il loro pelo trattiene pollini e muffe), evitare gite in campagna specie durante la mietitura (soprattutto per gli allergici alle graminacee), chiudere i finestrini dell’aiuto durante i viaggi (ma attenzione all’accurata pulizia del filtro del condizionatore), utilizzare aspirapolvere di elevata potenza nei quali l’aria aspirata passa attraverso l’acqua e viene poi filtrata attraverso filtri HEPA per la pulizia di tende, moquette, letti, divani, ecc.

Nei soggetti sensibilizzati ai pollini la reazione allergica può manifestarsi anche per ingestione di alimenti appartenenti alla stessa famiglia botanica o che abbiano allergeni in comune con il polline in causa (reazioni crociate). Ricordiamo a tal proposito che reazioni crociate possono aversi tra: Parietaria e basilico, ortica, melone, ciliegia, gelso, ecc.; Graminacee e frumento, pomodoro, kiwi, agrumi (soprattutto limone e arancia), melone, anguria, pesca, ciliegia, albicocca, prugna, mandorla, arachide, ecc.; Betulacee (Betulla e Ontano) e mela, pera, nespola, pesca, ciliegia, albicocca, prugna, mandorla, arachide, noce, nocciola, frutta secca, lampone, fragola, kiwi, sedano, prezzemolo, carota, finocchio,ecc.; Composite (Artemisia e Ambrosia) e lattuga, cicoria, tarassaco, camomilla, banana, pistacchio, castagna, sedano, prezzemolo, carota, finocchio, olio e semi di girasole, margarina, miele di girasole o di tarassaco, dragoncello, genepy, mela, anguria, melone, arachide, noce, nocciola, ecc.; Urticacee e ortica, gelso, basilico, pisello, melone, ciliegia, pistacchio, ecc.; Derivati epidermici dei volatili e uovo (bird-egg syndrome), più raramente con la carne di pollo; Dermatofagoidi (acari responsabili della maggior parte delle allergie alle polveri di casa) e gamberi, granchi, “lumache” di terra, ecc.; Lattice (gomma naturale estratta da piante soprattutto esotiche quali Hevea Brasiliensis e Parthenium argentatum) e kiwi, banana, ananas, avocado, castagna, ecc.

L’assunzione di un determinato cibo nei soggetti allergici può determinare entro pochi minuti l’insorgere della cosiddetta Sindrome allergica orale (FVOAS: Fruit and Vegetable Oral Allergic Syndrome). Questa si manifesta con prurito al palato, edema delle labbra, flogosi del cavo orale ed a volte anche edema della glottide (con conseguente anche grave ostacolo alla respirazione). Possibili ma rari: vomito, dolori addominali e/o diarrea (gastroenteropatia acuta), eruzioni orticarioidi, eruzioni a tipo esantema acuto (generalmente associate a prurito più o meno intenso), congiuntivite, disturbi respiratori quali rinite o asma, eccezionalmente persino shock anafilattico.

Da notare che non tutti i componenti di una stessa famiglia botanica hanno le stesse capacità allergizzanti e non tutti gli allergeni resistono o sono trasformati dalla cottura. Può accadere, pertanto, che lo stesso alimento non determini le stesse reazioni se assunto crudo o cotto, così come non sempre gli allergeni presenti nel polline sono gli stessi presenti nel frutto. Ad esempio, i soggetti allergici al polline dell’ulivo possono ingerire sia le olive sia l’olio di oliva.

La diagnosi di allergia a pollini, polveri, inalanti in gene, muffe, viene effettuata in vivo mediante i Prick test (introduzione nella cute di micro quantità del probabile allergene in causa attraverso una lancetta monouso e lettura della reazione dopo 20’) ed in vitro dosando le IgE specifiche (RAST: Radio Allergo Sorbent Test) sul prelievo di sangue. Mentre i prick vanno praticati in assenza di malattia e di terapia, il RAST può sempre essere praticato. A mio avviso (e non solo mio) la migliore diagnostica si ottiene incrociando i risultati dei tests in vivo ed in vitro.

Da non dimenticare, comunque, che anche queste sintomatologie possono essere di natura psicosomatica.

Una volta individuato l’agente causale (polline, muffa, polvere, ecc) il problema può essere affrontato mediante la tecnica dell’iposensibilizzazione: l’allergene in causa viene somministrato a dosi crescenti, seguendo rigorosamente schemi terapeutici ben codificati. Il termine vaccinazione, spesso utilizzato per indicare questa tecnica, è concettualmente errato poiché si inietta l’allergene purificato e non un vaccino. La somministrazione può essere praticata per via sottocutanea (SCIT) o sottolinguale (SLIT). Quest’ultima è attualmente preferita sia per la riduzione dei possibili, anche se minimi rischi, sia perché comodamente praticabile dal paziente al suo domicilio. Il ritmo di somministrazione può essere prestagionale o pre-costagionale o perenne con risultati generalmente ottimi (contrariamente a quanto ancora sostenuto da strenui detrattori) a partire da 3-4 mesi dall’inizio. Durata totale del trattamento almeno 3 anni.

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Specialista in Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse ed in Allergologia e Immunologia Clinica Primario Dermatologo dell’Osp. Casa Sollievo della Sofferenza- Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di San Giovanni Rotondo (FG) dal 1/10/1980 al 31/05/2006. Docente a Contratto presso le scuole di Specializzazione in Dermatologia delle Università: Cattolica del Sacro Cuore di Roma, G.D’Annunzio di Chieti , A.Moro di Bari dal 1984 al 2006 Presidente Emerito dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI) Autore di oltre 300 tra pubblicazioni ed abstract di relazioni tenute in numerosi congressi nazionali ed internazionali della specialità, coautore di 6 ed editor di 4 volumi di dermatologia. Socio di numerose società scientifiche italiane ed internazionali tra cui American Academy of Dermatology, European Academy of Dermatology, SIDEMaST, ADOI, ecc.

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