La calvizie, o alopecia androgenetica, è una patologia molto diffusa che, nella sua espressione più grave, nei maschi esordisce verso i 17-18 anni, ed è già in fase molto avanzata a 20, e nelle ragazze verso i 14-15 anni. In queste ultime non giunge mai alla vera calvizie ma si limita ad un grave diradamento dei capelli.

Fenomeno progressivo nel tempo, la calvizie maschile colpisce Il 30% degli uomini a 30 anni e l’80% a 70, mentre la calvizie femminile si manifesta in circa il 50% delle donne, soprattutto dopo la menopausa. È questo un problema capace di incidere anche molto profondamente sullo stato psicologico del soggetto, soprattutto se in età giovanile, alterandone significativamente la qualità della vita. Non è dunque da sottovalutare né banalizzare.

Elemento causale è la predisposizione genetica (cioè ereditaria), anche se i geni responsabili non sono ancora ben conosciuti. Essi si possono ereditare dal padre e/o dalla madre, per cui i figli di due genitori portatori di calvizie hanno elevate probabilità di soffrire di calvizie grave; sembrerebbe, poi, che una eredità da parte materna determini conseguenze più “gravi”. Secondo le più recenti vedute, il fenomeno sarebbe dovuto all’azione degli ormoni androgeni (testosterone nella sua forma attivata: diidrotestosterone o DHT) su recettori geneticamente particolarmente sensibili e non, come si è creduto a lungo, ad una loro iperproduzione. I dosaggi ormonali sono dunque del tutto inutili.

La calvizie maschile si localizza alle regioni frontale, temporale e superiore della testa (vertice), risparmiando le regioni parietali (zone attorno alle orecchie) e l’occipite, in quanto i follicoli piliferi delle regioni fronto-temporali e del vertice producono maggiori quantità di DHT. Nelle zone interessate i capelli, in quantità sempre maggiore, vanno incontro a miniaturizzazione: si assottigliano e si trasformano progressivamente in una sottile, cortissima e chiara peluria, rendendosi praticamente invisibili. La sua gravità è valutabile secondo la classificazione di Hamilton e Norwood in 7 gradi che vanno dalla normalità (I° grado), sino alla totale mancanza di capelli a tutto il vertice (VII° grado) ma, come già detto, con la conservazione di una corona di capelli alle regioni parietali ed occipitale (corona ippocratica).

I primi segni di calvizie maschile sono dati dalla “stempiatura” (arretramento della linea d’attacco dei capelli in sede temporale) e da un moderato diradamento dei capelli a livello del vertice (volgarmente conosciuto come “chierica”); diradamento che tende progressivamente ad estendersi, in maniera variabile da soggetto a soggetto, sino ad eventualmente interessare tutto il vertice.

La diagnosi è generalmente clinica ma per una conferma, o anche per seguirne l’evoluzione e/o valutare la risposta alla terapia, è possibile ricorrere al tricogramma, al fototricogramma, all’esame in dermatoscopia, all’esame istologico su prelievo bioptico, ecc. Gli esami ematochimici sono utili esclusivamente ad evidenziare eventuali patologie causali della perdita dei capelli (ma allora l’alopecia non sarà più di tipo androgenetico) o che, assieme al vissuto del singolo, possono aggravare l’andamento della alopecia androgenetica: carenza di ferro, turbe ormonali, diabete, stress, ecc.

Allo stato attuale gli unici farmaci che danno i migliori risultati, sino alla regressione totale dell’alopecia androgenetica di moderata-media gravità, sono rappresentati dal Minoxidil per applicazioni locali e dalla finasteride per via orale. Il primo è un potente vasodilatatore (con effetto ipotensivo se assunto per via orale) che per applicazioni locali in una elevata percentuale di casi induce la ricrescita dei capelli ma che, in
alcuni rari casi, può stimolare anche le altre componenti pilifere; il secondo (già noto per il trattamento dell’ipertrofia prostatica, ma a ben altri dosaggi) inibisce la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone. Così facendo, in rari casi (circa 1 caso ogni 200), può agire sulla sfera sessuale inducendo riduzione della libido (desiderio sessuale), riduzione del volume dell’eiaculato, riduzione della potenza d’erezione sino alla sua soppressione totale. Si tratta comunque di effetti che generalmente regrediscono rapidamente alla sospensione del farmaco.

Un effetto sinergico si può ottenere dall’utilizzo contemporaneo di minoxidil per via locale e finasteride per via orale. Entrambi devono essere utilizzati quotidianamente, con assoluta costanza, per sempre, monitorizzando lo stato generale con un panel di esami ematochimici. I primi risultati iniziano a manifestarsi dopo 6-12 mesi; la loro sospensione, anche temporanea, porta con certezza ad una ripresa della caduta. Alternative possibili sono rappresentate dagli inibitori dei recettori degli androgeni, quali i fitosteroli, ma con risultati meno certi. Da non sottovalutare l’eventuale necessità ed utilità di un sostegno psicologico.

A parte detti farmaci, la soluzione del problema è chirurgica con l’autotrapianto di bulbi piliferi prelevati in sede occipitale ed innestati singolarmente nelle zone da reinfoltire, lembi di rotazione, ecc. In passato, creando gravi danni, si è tentato di impiantare capelli artificiali o capelli umani liofilizzati, ma tali pratiche sono ora fortunatamente state abbandonate. Nuove speranze sono sorte da recentissime ricerche con l’uso di cellule staminali che porteranno alla rinascita vera e propria dei capelli. Per ora gli studi di Alexey Terskikh, svolti presso il Sanford-Burnham Medical Research Institute di San Diego, in California, ne hanno dimostrato la fattibilità nei topi. La prossima tappa (non troppo lontana?) è l’uomo.

print
Specialista in Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse ed in Allergologia e Immunologia Clinica Primario Dermatologo dell’Osp. Casa Sollievo della Sofferenza- Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di San Giovanni Rotondo (FG) dal 1/10/1980 al 31/05/2006. Docente a Contratto presso le scuole di Specializzazione in Dermatologia delle Università: Cattolica del Sacro Cuore di Roma, G.D’Annunzio di Chieti , A.Moro di Bari dal 1984 al 2006 Presidente Emerito dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI) Autore di oltre 300 tra pubblicazioni ed abstract di relazioni tenute in numerosi congressi nazionali ed internazionali della specialità, coautore di 6 ed editor di 4 volumi di dermatologia. Socio di numerose società scientifiche italiane ed internazionali tra cui American Academy of Dermatology, European Academy of Dermatology, SIDEMaST, ADOI, ecc.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here