La Rosacea (poeticamente dal latino = come le rose, per l’arrossamento del volto che la caratterizza), nota anche come couperose (dal francese) o anche come acne rosacea (per la somiglianza in alcune fasi con l’acne giovanile) è una patologia molto frequente (secondo alcune statistiche sino al 20% della popolazione), benigna, non contagiosa, ad andamento cronico recidivante, psicologicamente debilitante per il disestetismo che provoca in chi ne soffre e per la quale non esiste a tutt’oggi una terapia risolutiva.

Le cause determinanti di questa patologia sono ancora in gran parte sconosciute. Secondo alcune osservazioni sembrerebbe che via sia una predisposizione genetica, mentre lo stile di vita, l’assunzione di alcoolici e/o di cibi o bevande eccessivamente speziati o piccanti, lo stress emotivo, i fattori climatici, sono ancora oggetto di studio e di discussione, ma sembra che possano avere un ruolo più scatenate che causale. Molto discusso, ma ancora privo di conclusione, il ruolo del tabacco nella patogenesi e nell’andamento della malattia, mentre l’assunzione di the o caffè non avrebbero un vero ruolo causale se non quello legato alle temperature a cui vengono serviti. Oggi viene attribuito un certo significato alla presenza dell’Helicobacter pylori a livello gastrico.

La malattia colpisce prevalentemente il sesso femminile, si manifesta più frequentemente in epoca perimenopausale (picco fra i 30 ed i 40 anni), ma può esordire anche precocemente in epoca peripuberale, e si localizza simmetricamente al centro del volto: guance, fronte, naso, mento; la localizzazione al capillizio e/o al collo e/o al tronco è possibile ma piuttosto rara.

L’esordio della rosacea è caratterizzato dalla comparsa di crisi sporadiche e transitorie di arrossamento più o meno intenso della cute (flushing) provocate da cambiamenti della temperatura ambientale, stress emotivi, alimentazione (in particolare cibi caldi, speziati e/o piccanti, alcool, eccesso di farinacei), ecc., localizzate soprattutto al centro del volto (stadio I). La pelle tende a divenire secca, ruvida, desquamante.

Dopo questa prima fase, che può durare anche piuttosto a lungo, segue la comparsa (stadio II) di un arrossamento (eritema) persistente della cute associato alla dilatazione di piccoli capillari venosi (teleangectasie) che si presentano come piccole, sottili e ramificate strisce rosse. Successivamente (stadio III) persiste l’eritema cutaneo ma le teleangectasie aumentano di numero e compaiono piccole papule (2-3 mm) sparse di colorito dal roseo-rosso sino al brunastro, all’apice delle quali frequentemente sono presenti piccole pustole sterili; l’arrossamento persistente della cute, il notevole aumento in numero ed evidenza delle teleangectasie, delle papule e delle pustole e la comparsa di piccoli noduli caratterizzano lo stadio IV.

Nelle diverse fasi può manifestarsi un edema, a volte piuttosto duro, intermittente, che soprattutto nello stadio IV può divenire persistente e causare la tumefazione e la deformazione della zona interessata: fonte (metofima), mento (gnatofima), palpebre (blefarofima), lobo auricolari (deformazione “a cavolfiore”: otofima). La localizzazione oculare (presente in circa il 60% dei casi) provoca la comparsa di “occhi rossi” in caso di blefarite e/o congiuntivite e/o episclerite croniche; è questa una localizzazione pericolosa per la possibile insorgenza di ulcerazioni corneali che, a loro volta, possono evolvere in cicatrice, e non è quindi da sottovalutare né trascurare. L’interessamento del naso (specie dello stadio IV), più frequente negli uomini, determina la formazione del rinofima: il naso si ingrossa e si deforma assumendo un aspetto bitorzoluto, i pori sono dilatati, le ghiandole sebacee si ingrossano e si osserva la fuoriuscita di materiale cheratinico, maleodorante misto a sebo dopo spremitura, il colorito varia dal normale al rosso scuro, le teleamgectasie sono molto evidenti. In questo caso l’unico trattamento possibile è la chirurgia o la laserterapia.

Soggettivamente la rosacea provoca un senso di bruciore, di stiramento, di prurito, di formicolio. Prima di ricorrere al non mai abbastanza vituperato fai-da-te è necessario consultare un buon dermatologo poiché, anche se normalmente la rosacea è facilmente diagnosticabile, essa deve tuttavia essere posta in diagnosi differenziale con alcune patologie quali l’acne volgare, le follicoliti da staphylococcus aureus o da gram negativi, la demodeciosi (da Demodex pholliculorum), il lupus eritematoso sistemico, ecc., giacché i trattamenti incongrui potrebbero non sortire effetto alcuno (con inutile spreco di tempo e di denaro) o addirittura aggravare la situazione.

Per quanto attiene alla prevenzione essa prevede l’astensione da cibi troppo caldi, speziati, piccanti, prevenire l’esposizione ad eccessive fonti di calore (quali stirare, cucinare, ma anche sauna, bagno turco, ecc.), evitare una eccessiva e prolungata attività fisica specie se praticata in ambienti riscaldati ed indossando abbigliamento che non permetta una buona traspirazione, evitare prolungate esposizioni al sole specie se non si usano schermanti solari adeguati, evitare cosmetici troppo occlusivi o che contengano alcool o profumi, maschere esfolianti, peeling chimici, vaporizzazioni con acqua calda, ecc.

La terapia, oculatamente decisa dopo una attenta visita dermatologica, mira al contenimento della dermatite, anche alla risoluzione temporanea ma, come si è già detto certo non alla risoluzione definitiva. Essa prevede il possibile impiego di metronidazolo o antibiotici (tetracicline, eritromicina, ecc.) per via locale e/o generale, medicazioni locali mediante acido azelaico, ecc. secondo le fasi di malattia. Per il trattamento delle teleangectasie si può ricorrere al laser. Durante le crisi acute, associate a notevoli disturbi sensoriali, si può irrorare il volto con acque termali. Dal punto di vista cosmetico vanno usati detergenti non aggressivi, acqua micellare, prodotti decongestionanti, idratanti, antiarrossamento, ecc. Purché tutto sia molto delicato, pH lievemente acido, facilmente asportabile, non resistente all’acqua. Non è da proscrivere l’uso di prodotti a base di estratti vegetali quali the verde, chiodi di garofano, carciofo, garofano, ecc. (purché di sicura provenienza) o il ricorrere ad un maquillage correttivo (purché sia fatto con i prodotti adeguati) a nascondere l’odiato inestetismo. Assolutamente sconsigliabile, invece, l’uso di cortisonici per via locale (tranne nelle fasi molto acute di malattia e solo per pochissimi giorni) per i possibili effetti collaterali sia sul trofismo cutaneo, sia sull’andamento delle teleangectasie.

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Specialista in Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse ed in Allergologia e Immunologia Clinica Primario Dermatologo dell’Osp. Casa Sollievo della Sofferenza- Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di San Giovanni Rotondo (FG) dal 1/10/1980 al 31/05/2006. Docente a Contratto presso le scuole di Specializzazione in Dermatologia delle Università: Cattolica del Sacro Cuore di Roma, G.D’Annunzio di Chieti , A.Moro di Bari dal 1984 al 2006 Presidente Emerito dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI) Autore di oltre 300 tra pubblicazioni ed abstract di relazioni tenute in numerosi congressi nazionali ed internazionali della specialità, coautore di 6 ed editor di 4 volumi di dermatologia. Socio di numerose società scientifiche italiane ed internazionali tra cui American Academy of Dermatology, European Academy of Dermatology, SIDEMaST, ADOI, ecc.

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