Il percorso per una pianificazione fiscale internazionale è inficiato dall’attività di quelli che abbiamo definito i venditori di felicità fiscale. Vendono il loro prodotto di costituzione di società all’estero o di costituzione di residenze fiscali come oggetto sociale della loro attività. Ma non sono i vostri consulenti. Naturalmente si rivolgono ad una utenza che non può permettersi una concreta ed affidabile pianificazione fiscale internazionale. Ma è una utenza che diventa sempre più consistente ed anche sempre meno informata.

Abbiamo avuto una pausa dei nostri incontri, cerchiamo di recuperare rispondendo ad alcune domande più ricorrenti. Sappiamo che rischiamo un eccesso di semplicismo ma ricordo che il lessico specifico nasconde la inconsistenza della proposta. Preferiamo rischiare il semplicismo ma cerchiamo di farci capire.

Prima domanda. Residenza fiscale all’estero con risparmio fiscale per pensionati italiani. Va molto di moda per effetto di un passaparola. A differenza dei grossi operatori finanziari i pensionati italiani parlano per sentirsi furbi. Rispondiamo dicendo che si, è vero che nei confronti di alcuni paesi, non di tutti, per effetto di convenzioni può essere possibile per un pensionato italiano usufruire di una riduzione del prelievo fiscale.

Non per tutti i paesi. Ed aggiungo io, non per sempre. Ma prima di avventurarsi dobbiamo aver chiaro che cosa si intende per residenza fiscale. Non è quella civilistica; è indicata in modalità concrete da verificare delle quali abbiamo già parlato nei precedenti incontri. Rispondiamo inoltre a chi ci ha detto di avere comprato una casa nel paese di futura residenza. Ribadiamo che l’acquisto di una abitazione è solo un elemento per il riconoscimento della residenza fiscale. Una sentenza recente lo ha confermato. La residenza fiscale è quella che riconosce il fisco italiano non quella che ritenete voi.

Altra domanda: perché ci sono i paradisi fiscali e i limbi finanziari e perché non vengono eliminati? Non vengono eliminati perché manca l’interesse politico ad eliminarli. Quando qualche anno fa gli USA, la Francia e la Germania hanno deciso di far sloggiare i loro connazionali dalle banche svizzere, lo hanno fatto minacciando le banche svizzere di intervenire nelle sedi delle banche nei loro territori. Non hanno dovuto neppure interloquire con il governo svizzero o con autorità amministrative. A questa operazione l’Italia non ha partecipato pur proponendo un condono per i capitali rientrati a prezzi stracciati.

Altro quesito ricorrente è quello che riguarda la BIT COIN. La nuova moneta elettronica della quale si narrano arricchimenti da favola. Non sono preparatissimo sull’argomento che ho escluso dal mio interesse professionale. La moneta è una convenzione e funziona fin quando qualcuno ci crede. Il valore intrinseco della moneta è quello della carta e il BITCOIN può fare a meno anche di quello.

Ricordo che la moneta cartacea è una promessa di pagamento. Le prime cartamoneta risalgono alla Cina di Marco Polo. La promessa di pagamento contenuta nel documento cartaceo era garantita dal fatto che per chi non l’accettasse era previsto il taglio della testa.
Il riferimento alla convertibilità ed all’oro in quanto limitato nella disponibilità, non soggetto ad erosione ma soprattutto in quanto accettato da tutti, ha costituito un riferimento per millenni. I re ne garantivano il conio ed peso: la zigrinatura che ancora abbiamo nelle monete metalliche è una eredità del passato perché serviva ad evitare che la moneta venisse grattata per ricavarne polvere d’oro.

Adesso a sottrarre valore ci pensano le finanziarie. Stampano quantità di carta e di titoli rappresentativi di valore in quantità tali come mai nella storia. Il quesito del futuro prossimo è quello legato alla carta rappresentativa di valore che non avendo più limiti e controlli in nome del liberismo è diventata la mina vagante del nostro futuro prossimo venturo.

Considerate che la credibilità sulla promessa di pagamento riguarda il mondo ma la moneta di riferimento è limitata al dollaro ed all’euro non più convertibili. Ma questa è una altra storia, proveremo a raccontarla in qualche altra occasione. Per il BITCOIN vale quanto detto in precedenza. Una moneta vale fino a quando la gente ci crede.

I numeri che vengono raccontati mi fanno pensare a quello che si vantava di avere comprato un cane che valeva 1 Miliardo. Alla domanda su come l’aveva pagato era costretto a rispondere: con due gatti da 500 Milioni. Per adesso assistiamo da parte dei paesi alternativi all’area del dollaro: Cina e Russia ad acquisti massicci di oro per garantire le loro monete nazionali. L’ultimo paese che ci ha provato è stata la Libia di Gheddafi.

Con il Dinaro D’oro la Libia ha cercato di costituire una moneta garantita dalle riserve auree che vedeva l’adesione di molti paesi africani, tranne l’Egitto e qualche altro stato africano.  Per questo si è deciso di bombardare il paese e di impadronirsi delle riserve d’oro e di titoli.

L’Italia ha partecipato al bombardamento ma non sappiamo se ha partecipato alla spartizione di quello che era definito il tesoro di Gheddafi e che in realtà era la dotazione della Banca Centrale Libica. Già sotto i bombardamenti i più grossi istituti bancari erano in Libia a programmare la spartizione. Ma ad oggi non conosciamo il criterio di spartizione ed il ruolo dell’Italia. E non crediamo che possano dircelo.

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