Dalla presentazione del rapporto annuale della Puglia per l’anno 2015 della Banca d’Italia abbiamo colto una leggera crescita. Il campione di imprese rilevate nella nostra regione dalla Banca d’Italia mostra una crescita del 3,8%. Ma prima di elaborare ottimismo bisogna ricorda che questa leggera controtendenza viene dopo 3 anni di recessione.

Rimane pesante il carico di disoccupazione e solo il 30% degli addetti della Puglia al settore industriale ha trovato occupazione in settori che possiamo ritenere con segnali di vitalità robusti. Sono i settori dell’agroalimentare e della meccanica che riguardano la provincia di Bari, quello dell’aereo spaziale che riguarda Brindisi e del settore calzaturiero per la provincia di Barletta. I dati del rapporto annuale sono stati pubblicati a cura della Banca d’Italia e sono disponibili al pubblico.

Noi abbiamo ritenuto di porci una domanda che vediamo assente nel dibattito sul referendum. Quali potranno essere gli effetti sulla economia della Puglia in caso di modifica del titolo V della Costituzione e nell’ipotesi specifica di introduzione dell’art. 117 della proposta di riforma. Noi abbiamo manifestato la nostra adesione al NO! La ribadiamo ritenendo che la perdita di democrazia diffusa possa agevolare gli interessi di Multinazionali ad intervenire sia nel settore energetico (trivellazioni) sia nel settore agroalimentare, annichilendo l’autonomia decisionale periferica ed annullando i segni di questa lieve crescita.

Riteniamo che il settore agroalimentare ed il settore energetico non possa essere
di esclusiva competenza di multinazionali che decidano avendo come soli interlocutori i 16 componenti del governo. Di qualsiasi governo. Riteniamo che le Regioni, i Comuni e tutto ciò che riguarda l’esercizio della democrazia periferica debbano avere un ruolo nelle decisioni di politica economica della nostra regione.