Un cartello "Vendesi": per la donna che ci scrive, a Bari, non si vendono case in luoghi sicuri per i propri figli.

Una mamma fiera di essere barese, ma al contempo preoccupata per i propri figli. La donna che ci scrive è una libera professionista, che cerca casa a Bari, ma non riesce a trovarne se non in zone da lei ritenute insicure. In questa missiva, indirizzata al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, al sindaco di Bari Antonio Decaro e al prefetto Carmela Pagano, tutto il suo disagio. Una lettera che farà senz’altro discutere.

LA LETTERA FIRMATA AL DIRETTORE – “Sento di dover scrivere questa lettera aperta perché da privata cittadina voglio dire la mia, sapendo che Voi tutti avete il dovere di ascoltare! Sono una libera professionista e vivo fortemente il disagio della crisi economica che, nel mio come in tanti altri casi, si riflette sulla propria sfera personale e familiare. Questioni private mi portano a cercare casa con i miei figli. Ebbene, mi sono accorta che la ricerca è molto difficile non già per motivi economici o perché il mercato immobiliare offre quello che può, ma perché il degrado di molti quartieri e la massiccia presenza di extracomunitari rendono certamente poco sicuro un alloggio dove poter ospitare i propri figli. È certamente noto l’episodio di venerdì sera del tentato stupro della ragazza di 30 anni, che può essere considerato come un fatto all’ordine del giorno ormai! Ma deve far riflettere perché questo è ormai sintomatico di una silenziosa quanto subdola perdita di controllo della e sulla nostra città. Ho sempre accettato di buon grado tutte le iniziative comunali che miravano a dare decoro alla città di Bari. Non nascondo che sono tra quelle persone che amano il nuovo ponte e lo attraversano sempre con un certo orgoglio, checché se ne sia detto! Ma non potete concentrare le Vs. risorse (che poi sono i nostri contributi) esclusivamente sulla zona pedonale di Via Sparano, su qualche aiuola con fontanine e panchine: non è solo quello il decoro della città! Pretendo da cittadina non soltanto l’abbellimento, ma anche e soprattutto la sicurezza. Mi rendo conto che non è di facile soluzione contenere questo fenomeno degli extracomunitari, ma non si può e non si deve nemmeno accettare di aver paura di camminare dopo le 20 di sera perché nugoli di persone di colore devono appostarsi sulle strade o sputare per terra mentre si passa loro accanto, senza il benché minimo rispetto della città e della gente che li ospita. Mi sembra di essere in un Paese dove tutti pretendono i diritti, ma nessuno ricorda che vi è il rovescio della medaglia dato dai doveri, e che non sia il nostro dovere cristiano di ospitare chi sta peggio, ma il loro dovere al rispetto della cultura, della tradizione e del decoro di una città. Vi prego di leggere questa lettera non con il sorrisetto di un capo che tollera le isterie di una sua dipendente donna, ma con l’attenzione e giusta comprensione di un capo che vede la fiducia e la fedeltà della propria dipendente alla sua grande azienda, qual è per me Bari“.

Lettera firmata.

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