Uva biologica e senza semi, una scelta possibile, persino doverosa a sentire Nicola Guardavaccaro, agronomo dell’O.P Tarulli di Adelfia. Il percorso avviato ormai 20 anni fa sta dando i frutti sperati. “Non usiamo fitofarmaci o altri prodotti chimici – sottolinea l’agronomo – solo sostanze naturali per arrivare al residuo zero”.

Il prodotto è già a prova di laboratorio ed è particolarmente adatta anche nella dieta dei bambini. Nessuna conseguenza per l’organismo, perché l’uva bio non è irrorata con fitofarmaci e altre sostanze nocive.  Si tratta soprattutto di un’uva destinata ai mercati esteri, per il momento più attenti alla salubrità del prodotto, leggermente più costoso, ma certificato in tutti i passaggi della filiera.

“Le aziende, anche quelle che coltivano in maniera tradizionale hanno una maggiore attenzione all’aspetto della ricerca e dell’innovazione tecnologica – spiega Costantino Pirolo, esperto agronomo di Sinagri, spin off dell’Università degli Studi di Bari -. Con l’insacchettamento dei grappoli, per esempio, ormai da due anni, stiamo ottenendo risultati sempre più incoraggianti sotto il profilo della qualità del prodotto finale”.

Gustosa e croccante, l’uva biologia è un alimento prezioso, sempre più apprezzato dai consumatori di tutto il mondo. “Il prossimo passo – continua Pirolo – è la coltivazione di un’uva resistente alle malattie in modo da poter assicurare il massimo della qualità e una resa senza precedenti”. Per capire meglio di che si tratta siamo andati ad Adelfia, insieme ad altri paesi dell’hinterland patria dell’uva, per toccare con mano e capire di che si tratta nei vigneti dell’O.P. Tarulli.