“Sarà un amarissimo ritorno a Bari quest’anno, per chi ha passato qualche giorno di vacanza fuori città. Dopo 85 edizioni annuali continuative, la Fiera del Levante quest’anno non aprirà i battenti. Per Bari è una ferita e una perdita tremenda, perché la Fiera, insieme a San Nicola e al Teatro Petruzzelli sono il simbolo della città. Ed é uno degli asset che consentiva l’internazionalizzazione della città e il posizionamento di Bari nel panorama economico nazionale”.

Inizia così lo sfogo di Giuseppe Carrieri, ex consigliere comunale e metropolitano dal 2014 al 2019. Lo stop della Fiera del Levante continua ancora a far discutere a distanza di settimane dall’annuncio dell’Ente che ha creato parecchio scalpore nel capoluogo pugliese.

“Ridicole le motivazioni raccontate per giustificare il mancato svolgimento della Fiera del Levante, illustrate dai nuovi gestori della campionaria cittadina (Camera di Commercio di Bari e Fiera di Bologna) – spiega -. Invero sono solo loro, senza dubbio, i responsabili di questo disastro annunciato. Infatti quando Decaro ed Emiliano decisero (qualche anno fa) di affidare a costoro la gestione della Fiera, protestai veementemente per l’assurda scelta adottata (e internet conserva i link delle azioni di protesta fatte, anche davanti i cancelli della Fiera, e le iniziative istituzionali che si misero in campo). Se si trattasse soltanto di una situazione contingente e temporanea (la mancata effettuazione della Fiera di settembre) sarebbe cosa grave e però rimediabile. Il punto, invece, é che l’intero quartiere fieristico é in stato di profondo degrado e di totale abbandono (la perdita di Eataly é emblematica); la Campionaria di Settembre non ha nessun progetto di sviluppo futuro; l’area fieristica viene utilizzata e pensata da Regione e Comune di Bari come una sorta di “deposito” dove allocare e smistare tutte le esigenze ed emergenze cittadine e regionali (ospedali, archivi comunali, assemblee societarie, etc)”.

“Che fare dunque dinanzi a questo scempio gestionale? Anzitutto revocare e risolvere tutti i rapporti con la Nuova Fiera del Levante (con i bolognesi..) che si è dimostrata assolutamente incapace di gestire e rilanciare gli appuntamenti fieristici della Città di Bari – continua Carrieri -. Bisogna tornare in possesso dei padiglioni espositivi regalati alla nuova società qualche anno fa. Poi far tornare la Fiera del Levante a gestire le infrastrutture interne e tutte le fiere, rinnovando integralmente la governance. Presidente e CDA della Fiera debbono possedere competenze specifiche ed esperienze internazionali, che consentano alla Fiera di avere un futuro possibile e una visione”.

“Infine, affidare il ripensamento del quartiere fierististico e del sistema delle fiere di Bari a un concorso di idee internazionale, che un Presidente e un CDA qualificati potranno poi scegliere e valutare. Quest’anno sarà per Bari un settembre ancor più povero: senza la Fiera del Levante; senza Eataly; senza il Bari in serie B (o in serie A); senza la Banca Popolare di Bari dei pugliesi; senza la Gazzetta del Mezzogiorno; senza soprattutto decine di storiche attività commerciali che avevano reso bello, ricco e scintillante il capoluogo di Regione – conclude -. Uno scenario economico drammaticamente serio e preoccupante, su cui i Baresi dovrebbero approfonditamente riflettere per poi agire, prima che sia irrimediabilmente troppo tardi i recuperare asset strategici essenziali per la rinascita di Bari”.