I Carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione e la Polizia Locale hanno fatto alcuni accertamenti sul controllo del green pass all’acquapark situato nel quartiere Japigia di Bari. Dopo alcune segnalazioni, militari e polizia amministrativa hanno voluto capire perché la struttura non verificasse il documento sull’avvenuta vaccinazione al momento dell’accesso alle “piscine all’aperto con scivoli”.

Il punto controverso è proprio questo. Seppure sul sito internet si pubblicizzi la struttura come un parco acquatico e siano ben evidenziate tutte le attrazioni installate nel corso degli anni, l’acquapark di Japigia avrebbe un codice ateco equiparabile a quello di una piscina all’aperto. Un’anomalia paragonandola con altre strutture del tutto simili presenti su tutto il territorio pugliese e nazionale. I parchi acquatici, che rientrano nella più grande famiglia dei parchi a tema e di divertimento, fin dal primo momento per l’accesso chiedono il green pass, il certificato di avvenuta guarigione o l’esito negativo del tampone effettuato 48 ore prima dell’ingresso. Una differenza sostanziale, soprattutto nella possibilità di tenere sotto controllo le dinamiche di un possibile contagio.

Con il codice ateco di piscina all’aperto, la richiesta del green pass, dell’esito negativo del tampone o il certificato di avvenuta guarigione da Covid, non è obbligatoria. Dal sito internet e dalle decine di fotografie presenti in rete, però, l’acquapark barese appare un parco divertimenti a tutti gli effetti e quindi dovrebbe avere le necessarie autorizzazioni e richiedere la certificazione agli utenti come qualunque altra struttura analoga. La diatriba va ormai avanti da tempo. Il titolare dell’acquapark barese, che ha fornito tutti i documenti richiesti al termine del primo accertamento effettuato il 6 agosto scorso, ha deciso di tagliare la testa al toro, mettendo comunque qualcuno a controllare il green pass degli avventori.

Carabinieri dei Nas e Polizia Locale avrebbero per il momento accettato di buon grado la scelta dell’imprenditore, senza elevare sanzioni in merito alla questione più controversa dopo quella relativa alla necessità o meno di vaccinarsi. La scelta di chiedere il green pass pur non essendo obbligati a farlo in considerazione del codice ateco, ha però lasciato spiazzati i frequentatori della struttura, che da un giorno all’altro sono stati costretti a procurarsi il documento necessario per l’accesso ed eventualmente a vaccinarsi.

Nas e Polizia Locale hanno chiesto e ottenuto tutti i documenti richiesti. Le autorità stanno capendo se quello di Japigia sia un acquapark (un parco di divertimenti acquatico come qualunque altro) o semplicemente una piscina all’aperto dotata di scivoli. Nel corso degli anni la struttura è profondamente cambiata, assumendo l’aspetto di un acquapark e quindi anche assoggettato a quel genere di autorizzazioni. A differenziare l’acquapark di Japigia dagli altri presenti sul territorio pugliese e nazionale sarebbe finora solo l’aspetto burocratico del codice ateco. Si sta in ogni caso cercando di accertare quale sia il regime con cui abbia operato finora la struttura.

Questioni come quella dell’acquapark di Japigia non sono certo di lana caprina e vanno quindi risolte alla radice attraverso controlli e accertamenti puntuali, proprio come quelli effettuati nel parco acquatico barese. Ricordiamo a tutti che a rischiare pesanti sanzioni (fino alla chiusura e addirittura alla revoca della licenza) non sono solo i titolari delle strutture, ma anche ogni singolo utente, che potrebbe essere costretto a pagare una multa compresa tra i 400 e i mille euro.