“Vogliamo condividere le numerose segnalazioni sulle criticità attuali del servizio di emergenza-urgenza 118, oggi particolarmente impegnato, oltre ogni limite, a soddisfare i bisogni di salute dei cittadini pugliesi, molto provati dalla pandemia in atto. Le criticità, che di seguito evidenziamo, non sono addebitabili esclusivamente all’eccezionalità del volume prestazionale del servizio ma riguardano aspetti strutturali, logistici e organizzativi oggi incapaci di rispondere rapidamente alle chiamate in emergenza nei tempi previsti e per la specificità del caso clinico da trattare. Sono saltati tutti gli schemi organizzativi e procedurali”.

Gli Ordini delle professioni infermieristiche di Bari e Barletta Andria Trani, in una nota congiunta, denunciano le criticità riguardanti il sistema d’emergenza urgenza 118 durante
l’emergenza pandemica.

“I protocolli operativi del sistema 118 non sono attuati con la conseguenza che la gestione del servizio è affidata alla capacità di improvvisazione e di arrangiamento degli operatori. Il servizio 118 a detta degli operatori sanitari, si trova nella condizione di improvvisa e grave penuria di mezzi soprattutto in ordine alle assurde procedure di sanificazione – spiegano -. Dopo ogni intervento si procede alla sanificazione dell’automobile/ambulanza e tanto, di fatto, determina un obbligo di fermata di circa 40-45 minuti. È di tutta evidenza che, qualora la situazione appena citata dovesse presentarsi per più postazioni, il contingente dei mezzi di soccorso risulterebbe decisamente compromesso”.

“Tale situazione, come ormai tristemente nota, si è verificata già numerose volte portando l’intero sistema in crisi. Perché non si pone rimedio a questa situazione che rischia di far collassare il sistema oltremisura – continuano -. Non sarebbe forse il caso di incrementare il numero di mezzi magari istituendo, come già avvenuto, ambulanze con soli soccorritori (Victor) e stipulando convenzioni con le associazioni di volontariato che già svolgono attività all’interno del sistema 118? Troppo lungo è il ritardo di risposta dell’operatore di centrale operativa alle chiamate di emergenza. Tanto determina, il più delle volte, ritardi di intervento che genera esasperazione e rabbia nei destinatari del servizio e in particolare nei parenti degli stessi che fortunatamente il più delle volte si esaurisce solo con frasi ingiuriose dedicate agli operatori, rei di colpevole ritardo nella prestazione di urgenza richiesta”.

“Lo ‘stato dell’arte’ del sistema 118 riguardo ai tempi di chiamata riflette la mancata attivazione delle Centrali Uniche di Risposta 112 già individuate e realizzate (Modugno, Foggia, Campi Salentino) – affermano gli Ordini -. Strutture e sistemi che se attivati avrebbero filtrato alle numerose chiamate e sopperito in parte alle lunghe attese di risposta che i cittadini lamentano Anche la mancata attivazione della radio digitale in rete resta una chimera, ferma alle sole buoni intenzioni lette in alcuni atti amministrativi della ASL. L’operatività della rete radio mai come in questo momento sarebbe stata utile poiché avrebbe consentito agli operatori, bypassando la linea telefonica tradizionale, un contatto diretto con la C.O. superando le lunghe attese telefoniche. La realizzazione della rete radio avrebbe, inoltre, consentito di scorporare un certo numero di telefonate che intasano la linea telefonica comune atteso che le linee dei cellulari del 118 gravano sulla stessa linea telefonica generando intasamento e blocco dell’operatività”.

“Incomprensibile è la recente attivazione dell’ambulanza cosiddetta dedicata. Un mezzo, questo, impiegato nella prima ondata pandemica al fine di effettuare trasferimenti di pazienti Covid positivi. Da qualche giorno nuovamente reintegrata con le medesime finalità, viene impiegata principalmente dalla centrale operativa come mezzo aggiuntivo per il servizio 118 – affermano -. Si perpetua così un fraintendimento tra quelle che sono le indicazioni fornite al personale sulle modalità operative impartite dal coordinamento (trasferimenti di pazienti Covid positivi) e la gestione autoritaria e arbitrale della centrale operativa che ne integra l’operatività all’interno del servizio d’emergenza-urgenza. L’ambulanza dedicata, inoltre, risulta essere anche sprovvista di dispositivi mobili (tablet) e dunque, gli infermieri non possono nemmeno svolgere elettrocardiogrammi, uno dei primi esami strumentali codificato nelle procedure e necessario in caso di soccorso anche come salvavita. La problematica è nota e genera conflitti ed espone il personale, per il rischio di prestazioni sanitarie incongrue e differite dalle procedure di legge”.

“A tal proposito quest’Ordine richiama l’attenzione a che il servizio venga disciplinato secondo la normativa vigente in materia di sicurezza sul posto di lavoro e nelle more di un ordine di servizio scritto, allo stato inesistente e, non si pongano gli infermieri in una condizione di rischio clinico laddove la Centrale Operativa 118 integra il servizio nella sfera dell’emergenza urgenza nel mentre invece, il coordinamento adibisce il servizio per i soli trasporti di pazienti Covid positivi. Vi è più, l’equipaggio della ambulanza dedicata è atipico poiché è composto da un operatore tecnico autista Asl ed un infermiere, ovvero non può definirsi, Victor – India o Mike – spiegano -. Non mancano segnalazioni riguardo alla carenza di tablet in sostituzione di quelli che accidentalmente risultano non funzionanti. In alcune postazioni la mancanza di tablet sostitutivi impone, oltre ad evidenti disagi, l’impossibilità di effettuare elettrocardiogrammi, e nell’impossibilità di poterlo effettuare, di attivare l’automedica al solo scopo di svolgere questo importante esame diagnostico. Inenarrabile è la superficialità con la quale si affronta il problema svestizione e sanificazione dei mezzi effettuato in zone inadeguate (anche all’aperto) con gli operatori, esposti alle intemperie. Sudati dopo ogni intervento per l’utilizzo dei Dpi, le procedure di svestizione e di sosta in attesa di sanificazione del mezzo si svolgono all’interno degli spazi aperti degli ospedali non considerando che sarebbe opportuno ospitare gli operatori in attesa, in luoghi chiusi e magari condizionati”.

“Sembra sempre che si chieda molto all’organizzazione del 118 magari non considerando che ovattando ogni singola evidenza si metta il sistema sempre più in disordine – concludono -. Questa volta si è certi che venga ascoltata la voce di frustrazione ed inquietudine degli infermieri e medici che da mesi, se non da anni, evidenziano storture ed inadeguatezze riportate alla cronaca nella quotidianità dai media. Basterebbero poche decisioni razionali per attivare con la condivisione di tutti gli stakeholder del sistema, un percorso di risanamento mai attuato e scelte strategiche condivise soprattutto in questa situazione pandemica”.

“La curva ha toccato il picco a novembre, adesso speriamo nei vaccini – ha aggiunto Saverio Andreula, presidente dell’Opi Bari -. La campagna sta avendo i suoi effetti. Purtroppo i morti per covid nel nostro settore, e mi riferisco agli infermieri scomparsi in attività, sono 80”.