Medici, infermieri, autisti e soccorritori del 118 Barese alle prese con malanni, influenza e bronchiti, non tutte certificate a causa dell’insana passione per ciò che dovrebbe essere un lavoro, ma in alcuni casi è un autentico martirio. A vessare gli eroi a orologeria è in realtà proprio chi dovrebbe proteggerli e paga i loro stipendi.

Da diverse settimane gli equipaggi del 118 denunciano di essere costretti a sanificare le ambulanze e a svestirsi delle tute di protezione sotto la pioggia o al freddo. Succede all’ospedale San Paolo e al Di Venere di Bari. Ad Altamura, invece, lo sventurato incaricato di sanificare il mezzo lo fa all’aperto, mentre i soccorritori se non altro si svestono in uno stanzino e aspettano di tornare in ambulanza nella camera calda o quando aperto nel vano scale. Scelta obbligata se si considera che nello spogliatoio sono sistemati anche i rifiuti contaminati.

Torniamo a Bari. Un disastro, se si considera che in questi giorni piove di continuo e le temperature sono prossime allo zero, soprattutto nelle ore notturne. E si sa, le emergenze non conoscono pausa, al netto delle chiamate legate alla pandemia. Senza una stanza adeguata o una pensilina dove togliersi la tuta di dosso è facile ammalarsi dopo la sudata. Una mancanza di rispetto verso la dignità dei soccorritori, esposti a ulteriori rischi oltre quelli a cui vanno incontro tutti i giorni.

Li chiamano eroi quando c’è da sollecitare lo spirito di appartenenza o chiedere ulteriori sacrifici, ma le stesse istituzioni li trattano ogni volta come l’ultima ruota del carro. È stato così all’inizio nella fornitura dei dispositivi di protezione individuale. Non comprendiamo il motivo per cui non sia stato deciso – anche solo per una questione di interesse pubblico – di installare un gazebo, un prefabbricato, una qualunque tensostruttura per la tutela degli equipaggi. Non c’è stata una inversione di tendenza in occasione della campagna vaccinale, tanto che un medico del 118 ha dovuto far sentire le proprie ragioni in maniera perentoria, e ora si prosegue.

Senza contare le innumerevoli volte in cui, a vario titolo, politici, amministratori e burocrati hanno annunciato l’internalizzazione del servizio e quindi l’assunzione dei finti soccorritori volontari o degli autisti stipendiati dalle associazioni di volontariato.

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