“Dai riscontri pervenuti dalle singole Aziende Sanitarie, è emersa la insufficiente offerta di posti letto in relazione allo scenario prospettato dall’Aress”. “I direttori generali hanno rappresentato una serie di difficoltà connesse al conferimento di ulteriori posti letto alla rete ospedaliera covid, tenuto conto sia delle esigenze derivanti dal mantenimento del volume delle prestazioni sanitarie di carattere urgente e non differibili, nonché di quelle esplicitamente richiamate nelle disposizioni regionali. Tale criticità riviene anche dalla ridotta capacità di impiego di risorse umane necessarie all’attivazione dei posti letto aggiuntivi rispetto a quelli attivi”.

E ancora: “È emersa la percentuale dei posti letto covid già individuati e successivamente conferiti alla rete covid, in progressiva e rapida saturazione”; “la conseguente indisponibilità di poter ricoverare ulteriori pazienti covid, con una media di 150 pazienti pro die, risultati positivi al test sars-cov2, in attesa di ricovero ospedaliero”.

Sono alcuni estratti dalla Deliberazione della Giunta Regionale Puglia n.1748 del 9 novembre scorso avente oggetto: Piano ospedaliero sars-cov2 Potenziamento rete. Nero su bianco, 14 pagine che lette tutte d’un fiato mettono i brividi. Al netto dei proclami estivi tronfi di “saremo pronti per la seconda ondata”, è l’attestazione che l’intera rete ospedaliera regionale non è in grado di sopperire alla pandemia in atto. Il bollettino epidemiologico regionale di oggi riporta 36 morti e 1434 nuovi contagi, il numero più alto mai registrato in Puglia. Pier Lugi Lopalco, che da mesi coordina le attività della Regione nella lotta al covid, ha detto che se non si fermano i contagi bisognerà bloccare le sale operatorie. La Puglia, del resto, è a un passo dal diventare regione rossa, con tutte le restrizioni che ne conseguono.

“Pertanto – si legge nella delibera – si rende necessario e indifferibile, sulla base dell’andamento epidemiologico, garantire l’assistenza nei confronti dei pazienti covid che, per condizioni cliniche, richiedono una gestione in ambito protetto, ricorrendo alla acquisizione di ulteriori posti letto anche dalle strutture private accreditate, che si sono dichiarate disponibili”.

Come anticipato nei giorni scorti, si tratta di Gruppo Villa Maria-Casa di Cura Medicol, Città di Bari Hospital-Casa di Cura Mater Dei, Gruppo Universo Salute, Casa di Cura Monte Imperatore, Ente Ecclesiastico “Miulli”, Irccs “Casa Sollievo della Sofferenza”, Prof.Bordetti-Casa di Cura San Michele.

“I criteri di remunerazione – riporta la delibera – non potranno discostarsi da quanto previsto e stabilito dall’art.4 del D.L.34/2020 convertito in Legge n.77/2020, nel rispetto  dei contratti in essere alla data del presente provvedimento. In caso di superamento dei tetti di spesa, le prestazioni erogate in regime di ricovero covid, saranno remunerate extra-tetto con gli stessi criteri del citato D.L.34/2020 ed imputati alla contabilità separata del Piano Operativo Covid”.

Si, perché caso mai non fosse, chiaro, la pandemia, oltre ai costi sociali, oltre al crollo dell’economia, oltre ai morti, sta avendo e avrà ripercussioni pesantissime sulle casse pubbliche.