“Cresce sensibilmente, in Puglia, il numero di infermieri contagiati. La situazione è diversa da come viene raccontata da molti politici e amministratori della sanità pubblica pugliese. Alla crescita di infermieri risultati positivi, fa da contraltare la mancata attuazione delle azioni di sanità pubblica obbligatorie per legge sulla base delle circolari e ordinanze ministeriale e regionali: non c’è nessuna attività di tracciamento dei contatti per i tanti casi di infermieri che, nello svolgimento del loro lavoro, riscontrano la positività al covid”.

Andreula, Scarpa e Papagni, presidenti degli Ordini Professioni Infermieristiche di Bari, Bat e Brindisi, vanno all’attacco e puntano il dito contro la Regione Puglia.

“Gli infermieri contagiati sono lasciati soli nella gestione del proprio stato di salute mettendo a rischio di contagio anche la propria famiglia – spiegano -. E in questi giorni drammatici per la seconda ondata della pandemia da coronavirus, si prospetta un triste deja-vu sulla scarsità di dpi a norma, sostituiti in quest’ultimo periodo, da patacche cinesi non conformi agli standard di legge, da teli plastificati abilitati ad altro uso e da sistematiche violazioni alle più elementari disposizioni in tema di sorveglianza sanitaria”.

“Senza trascurare la perla architettata dalla Regione Puglia che minaccia infermieri e le professioni sanitarie, dell’ingannevole promessa di assoggettarli a sanzioni disciplinari nel caso non si sottopongano alle vaccinazioni antinfluenzali – continuano Andreula, Scarpa e Papagni -. Non va dimenticata la manifesta assurdità del blocco del concorso pubblico per infermieri attuato dalla Regione Puglia, in assenza di prescrizioni di legge e diversamente da quanto realizzato da altre regioni. Una decisione che non abbiamo mai compreso fino in fondo e che produce quei vuoti di organico che permettono all’Assessore regionale alla sanità in pectore, Pierluigi Lopalco di affermare che vi è carenza di infermieri e che non si trovano manco a pagarli a peso d’oro”.

“Non dimentichiamo neppure gli infermieri costretti a turni aggiuntivi lavorativi e sottopagati – concludono -. Sono queste alcune delle ragioni che spingono, o meglio impone, agli infermieri laureati nelle università pugliesi di preferire offerte d’impiego in altri luoghi d’Italia”.

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