Gli ultimi numeri lasciano intravedere una luce in fondo al tunnel, ma è ancora presto per parlare di discesa dei contagi, semmai di un timido raffreddamento. Come dire, se gli italiani si comporteranno ancora bene, c’è la possibilità che il Natale possa in una minima parte, rispetto al passato, essere salvo.

I distinguo sono d’obbligo, perché il sistema delle tre fasce di rischio su base territoriale inizia a dare i suoi frutti, non a caso dal primo momento il Governo aveva messo in chiaro che il periodo minimo di attribuzione della fascia sarebbe stato di due settimane.

Lombardia su tutte segna una inversione di tendenza significativa; zona rossa dal primo momento, nell’ultima settimana ha visto calare in nuovi casi di quasi il 7%, rallenta la Provincia Autonoma di Bolzano, rossa dal 10 novembre, migliorano le cose anche in Campania e Toscana, che sono entrate nella fascia più alta di rischio solo da una settimana.

Tra gli arancioni spicca la Liguria, che segna un calo di oltre il 16% e l’Umbria con -10,5%; in area gialla va meglio la Provincia di Trento, con una diminuzione dell’8%. Insomma, i contestatissimi 21 parametri sembrano dare ragione al Governo che bene quindi ha fatto a tenere il punto.

Tutto bene, dunque? Niente affatto. Male la Calabria, dove i casi crescono di oltre il 27%, numeri tutti da verificare nelle prossime settimane data la situazione della sanità commissariata e senza pace; va malissimo la Puglia, che arriva a registrare un incremento di casi superiore al 30%; anche in Sicilia c’è poco da stare allegri, col 29% di casi in più. Osservate speciali anche Molise, Lazio e Sardegna.

Tornando al Natale, tutto questo per dire che la situazione in Italia resta eterogenea, cosa che mette in seria difficoltà quanti sostengono un allentamento delle restrizioni. Natale però vale qualcosa come 5 miliardi di euro in termini di consumi, troppi per non tenerne conto in un Paese la cui economia segna il passo.

Se gli italiani rispetteranno le restrizioni, allora allo studio ci sono diverse misure per dare fiato alle categorie segnate delle chiusure forzate. Nel Governo si pensa all’orario continuato dalle 9 alle 22 e alla riapertura dei centri commerciali nel fine settimana. Spiraglio anche per pasticcerie, bar, pub e ristoranti, con il limite dei 4 coperti per tavolo e solo nelle zone non rosse, semaforo rosso invece per palestre, piscine e impianti sciistici.

Con una Italia a tre colori resterebbe in piedi il problema degli spostamenti tra fasce di rischio diverse, soprattutto per quelli che non risiedono più nella propria terra, ma dove ritornano per le feste; l’unica sarebbe una deroga o un’Italia tutta gialla, scenario al momento piuttosto improbabile. Il coprifuoco potrebbe essere esteso alle 23 o alle 24, resta il divieto di feste e assembramenti all’aperto, difficile una imposizione per quanto riguarda le abitazioni private, non resterebbe che fare affidamento al proverbiale buonsenso dei cittadini, di cui si è avuta già ampia dimostrazione durante l’estate.

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