Un uomo a passeggio col cane e un rider, le uniche presenze prima dell’arrivo dell’autobus di linea. Bari al coprifuoco. Corso Vittorio Emanuele è talmente deserto da poter poggiare la telecamera sulla linea di mezzeria.

Sono le 23 di domenica sera.  Polizia, esercito, carabinieri passano e chiedono perché sei per strada. In lontananza arrivano due ragazzi. Sono dipendenti di un noto locale del centro.

Dall’altro lato della strada il titolare di un risto-pub. Ha chiuso alle 22.30. Ogni sera trascina la sua attività vero la deriva. Una situazione inaccettabile.

Non ci sono eccezioni. La città è spenta, pochissimi tengono botta con la vendita a domicilio e in ogni caso il contraccolpo è durissimo per tutti. Due ubriachi palleggiano nelle vicinanze della stazione. Uno di loro si tiene il pacco in segno di sfida.

Con il silenzio distingui il rumore dei gesti quotidiani come lo svuotamento dei cassonetti altrimenti confuso in mezzo al baccano della movida. Coprifuoco dopo le 22, spostamenti ingiustificati da un paese all’altro e assembramenti durante tutto il resto della giornata. E viene da chiedersi se questo possa bastare a fermare la curva dei contagi. Il rischio di un nuovo lockdown è concreto.

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