Dopo il mondo del lavoro, quello della scuola si conferma uno dei fronti più caldi di questa seconda ondata della pandemia da coronavirus, almeno per quanto riguarda la Puglia. Le premesse, bisogna dirlo chiaramente, non erano affatto buone. Già diversi giorni prima che gli studenti tornassero in aula, gli interrogativi erano tanti sulla tenuta del sistema trasporti, strettamente connesso visti i tantissimi ragazzi che usano i mezzi pubblici. Sappiamo benissimo com’è andata: autobus urbani ed extra urbani pieni come il Cocoricò dei bei tempi.

La (prevista) incontrollata crescita dei contagi, con il contemporaneo cedimento del sistema sanitario regionale, abbandonato al suo destino nei mesi estivi e arrivato impreparato all’esplosione dei nuovi casi di malati covid, ha spinto lo scaltro presidente della Puglia, Michele Emiliano, a non aspettare il Dpcm dell’attendista Conte, e giocare d’anticipo, emanando l’ordinanza 407 del 28 ottobre con cui ha chiuso tutte le scuole di ordine e grado, esclusi gli asili, imponendo d’imperio la didattica a distanza. Apriti cielo.

Le famiglie pugliesi si sono ritrovate a doversi riorganizzare, a differenza del lockdown, infatti, mamma e papà non sono certo confinati a casa, lontano dal lavoro, tutt’altro. Anche gli insegnanti e dirigenti scolastici non l’hanno presa bene, dopo le energie spese per preparare nel miglior modo possibile il nuovo anno.

Il capolavoro dell’improvvisazione si è avuto con la firma del nuovo Dpcm, prima quando l’assessore alla Salute, Pier Luigi Lopalco, forse senza consultarsi col suo presidente, ha dichiarato che la Puglia sarebbe stata costretta a riaprire le scuole, salvo poi essere smentito da Emiliano in serata, e poi con le due sentenze del Tar Puglia una opposta all’altra, nello stesso giorno: la prima che ha “riaperto” le scuole, sospendendo l’ordinanza regionale, e l’altra che le ha “richiuse”, ritenendo prevalente il diritto alla salute su quello allo studio. Fin qui, un casino.

A “mettere ordine” in questo marasma da lui stesso creato, è dovuto intervenire ancora un volta il presidente Emiliano, che con un colpo da maestro ha emanato poco dopo le 20 di venerdì 6 novembre, una nuova ordinanza con cui ha rimandato i ragazzi in aula a partire dalla mattina dopo, teoricamente già da sabato 7 novembre, senza nemmeno dare a scuole, famiglie e studenti, il minimo preavviso e scaricando sulle scuole il compito di garantire, c’è scritto proprio così nell’ordinanza, la didattica integrata a distanza per quelle famiglie che ne fanno richiesta: “Agli studenti che hanno chiesto la didattica digitale integrata, non può essere imposta la didattica in presenza e che pertanto l’eventuale
assenza deve sempre considerarsi giustificata”.

A voler essere precisi, “le istituzioni scolastiche del medesimo primo ciclo di istruzione devono garantire il collegamento online in modalità sincrona per tutti gli alunni le cui famiglie richiedano espressamente per i propri figli di adottare la didattica digitale integrata, anche in forma mista, e anche per periodi di tempo limitati coincidenti con eventuali quarantene o isolamenti fiduciari, in luogo dell’attività in presenza” si legge nell’ordinanza, in cui c’è anche scritto che “agli studenti che hanno chiesto la didattica digitale integrata, non può essere imposta la didattica in presenza e che pertanto l’eventuale assenza deve sempre considerarsi giustificata”.

Senza voler entrare troppo nel tecnico, e senza sollevare obiezioni sull’ordinanza, per altro già bocciata senza appello dall’Associazione Nazionale Presidi che ha inviato i dirigenti scolastici a rifarsi esclusivamente al Dpcm, la didattica digitale integrata è un gran bel problema. Se potessimo, vi faremmo leggere il frenetico scambio di messaggi via chat che sta andando avanti tra professori, genitori, personale scolastico, tecnici informatici, persone di buona volontà prestate alla scuola e via dicendo. Per farvela breve, in molte scuole sono cavoli amari.

Uno su tutti, c’è un grosso problema di connessione, non tutti i Comuni pugliesi hanno accesso alla banda larga, giusto per fare un esempio: “Si coglie l’occasione per ribadire – leggiamo in una comunicazione urgenze inviata dalla dirigente dell’Istituto Comprensivo di Capurso – che i plessi S.G.Bosco e G.Venisti non dispongono di una rete internet tale da consentire contemporaneamente didattica in presenza e didattica digitale integrata”.

Non va molto meglio nel Capoluogo di Regione, quella Bari che Emiliano dovrebbe conoscere benissimo essendo stato sindaco per 10 anni. Alla don Milani, infatti,hanno fatto sapere che i solo a poter seguire la didattica a distanza sono quelli in quarantena, che hanno problemi di salute o in condizioni di fragilità. Non ci sono i mezzi per garantire la didattica digitale integrata per tutti, nonostante gli sforzi e i tentativi di potenziare il sistema, la rete non regge. Chi resta a casa sarà considerato assente.

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