Migliaia di docenti si stanno preparando al concorso straordinario per diventare insegnati di ruolo che inizierà il 22 ottobre fino a metà novembre. Oltre 64mila precari “storici”, così chiamati perché all’interno della scuola da più di 3 anni, hanno presentato la domanda, ma i posti a disposizione sono solo 32mila.

Il concorso sarà in presenza e si svolgerà in tutta Italia in completa sicurezza, come ribadito dal Miur. Per alcuni gli anni di sacrifici e di trasferimenti in varie città italiane daranno il risultato sperato, ma non per tutti.

Purtroppo con l’inizio della scuola, in piena emergenza sanitaria, alcuni insegnanti precari si sono trovati a dover affrontare anche il problema dei contagi. Un’insegnante, dopo solo 4 giorni di lavoro, adesso si trova in isolamento domiciliare a causa della positività al coronavirus. Se non si negativizza, l’insegnante, dopo 7 anni di precariato, rischia di non poter partecipare al concorso.

Per questo motivo Mariangela ha deciso di scrivere la sua storia in una lettera indirizzata alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Un racconto che potrebbe essere simile a quello di tanti altri precari che da anni sperano nel concorso per diventare finalmente insegnanti di ruolo.

LA LETTERA

Gentile Ministra, chi le scrive è una docente di Lettere della secondaria di secondo grado, classe ’82, come lei, e lo fa per tentare di intavolare con lei un dialogo alla pari (essendo stata anche lei un’insegnante precaria) che mi auguro risulti proficuo.

Parto dal principio e parlo a mio nome. So che non si fa, so che generalizzando si porta la voce di più persone possibili, ma lo faccio consapevolmente sapendo che troverà tante (troppe) storie simili alla mia.

Dunque, mi chiamo Mariangela, sono pugliese e ho scelto di lavorare in provincia di Venezia; una scelta quasi scontata, dato che, come lei sa, farlo al Sud è difficilissimo, provarci al Nord rende il sogno più probabile (non più semplice) di avverarsi. Questo perché, molto banalmente, nel Meridione le graduatorie sono stracolme di gente, mentre al Settentrione sono quasi vuote (ovviamente non tutte, ma tante. E sul punto “graduatorie” tornerò più in là).

Ho iniziato ad insegnare nell’anno scolastico 2014-2015, dopo aver sostenuto, ma non superato, il secondo ed ultimo ciclo del TFA su materia (il “famoso” corso per l’abilitazione all’insegnamento selettivo e A PAGAMENTO). Da quel momento in poi, non ne è stato bandito più nessuno.

Dal 2014 ad oggi, infatti, una schiera enorme di docenti da semplici precari si è trasformata in precari “storici”. Da sette anni scolastici salgono in cattedra docenti non abilitati a farlo, docenti che valutano i nostri ragazzi, firmano documenti, bocciano, promuovono, scrivono progetti, vincono progetti, coordinano classi, tutto senza averne il titolo o, meglio, quello che per convenzione dovrebbe essere il titolo per ricoprire questo determinato ruolo. In realtà, da sette anni scolastici i precari mandano avanti la scuola. E l’hanno mandata avanti anche, anzi soprattutto, lo scorso anno, in piena pandemia, reinventandosi e reinventando la didattica.

E allora torno a parlarle di me, perché la mia storia sarà simile a tante altre. Torno a parlarle di me che sono rimasta al Nord, sola, ma sicura che fosse la scelta giusta, vivendo in una delle prime zone dichiarate rosse; di me che a digiuno di tutto ciò che è “innovazione didattica” ho attivato: aule virtuali, lezioni a distanza, lezioni in modalità sincrona e asincrona, canale su YouTube e meet su diecimila piattaforme fino a trovare quella giusta; di me che ho portato con fatica e tenacia la mia classe quinta alla maturità, portando a casa anche belle soddisfazioni; di me che ho lavorato anche dodici ore al giorno; di me che ho supportato continuamente i miei ragazzi, senza perdere mai, neanche per un solo istante, il rapporto con loro, chiedendogli continuamente come stessero o se avessero bisogno di un qualsiasi aiuto. Di me che, dopo sei mesi, sono tornata a casa solo ad esami di Stato terminati e a test sierologico negativo in mano.

Finita la DAD, però, per noi precari è arrivata la spada di Damocle dei CONCORSI e delle GRADUATORIE. Ha dimenticato quello che ha detto, in diretta tv, a fine aprile? Io no. Lo ricordo perfettamente: ha chiesto scusa a tutti noi precari per l’impossibilità di rinnovare e riaprire le graduatorie (di istituto), rinnovo e riapertura poi magicamente avvenuti. E mi soffermo su questo punto: le graduatorie.

Prima erano di istituto, i candidati, cioè, sceglievano venti scuole in cui avrebbero voluto insegnare; queste scuole terminato il personale in graduatoria ricorreva alle domande di Messa a Disposizione (MaD) per poter avere tutti i docenti in cattedra. Lei le ha trasformate in provinciali, i candidati scelgono una provincia e l’Ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato) dà la supplenza.

Io sono stata una pioniera di questa modifica, sono sempre stata convinta della funzionalità e della giustizia di questo provvedimento, sono sempre stata dell’idea che mettere in mano alla provincia una graduatoria, fosse più giusto che lasciarla ad una manciata di scuole. Ma questo stravolgimento non si sarebbe dovuto attuare in piena pandemia e nel giro di due settimane.

Lei stessa aveva detto: “Ci aspettiamo un milione di domande, capite che ricevere così tante domande cartacee sarebbe un lavoro impossibile da sostenere?”. Ecco, le domande sono state quasi due milioni. E lei non solo ha dato l’ok per il rinnovo e la riapertura delle graduatorie, ma ne ha cambiato anche la modalità di accesso, dal cartaceo al digitale.

Ora, partendo dal presupposto che sì, la provincializzazione era un atto logico e dovuto per la scuola, non potendo più sussistere un sistema che gravava sulle segreterie delle singole scuole, lei non può continuare a ripetere che tutto è andato bene e che ci sono state “solo alcune criticità”, perché così non è e lei lo sa benissimo, Ministra.

Non è andato tutto bene, per niente. È andato tutto male. Non abbiamo mai iniziato a lavorare così tardi (inizi-metà ottobre). Le GPS sono stato un completo fallimento. E certo, voglio sottolinearlo, la colpa non è sua, ma sentirle dire che ne è orgogliosa e che ci sono state “solo piccole criticità”, quando i disservizi sono stati enormi, è troppo. Perché quelle “piccole criticità”, Ministra, sono delle montagne di errori giganteschi: punteggi sbagliati, dichiarazioni mendaci, sistema spesso in tilt, graduatorie falsate.

Ma davvero pensa che tutto questo non si sappia? Che i genitori non siano infuriati per gli orari scolastici ridotti per mancanza di personale docente (e ATA)? Lei, poi, non ha previsto la pubblicazione di una graduatoria provvisoria, le sembra giusto? Qual è stato il vero motivo? Perché lo ha fatto? Pensava che tutto sarebbe stato più veloce? Ministra, se il 4 settembre scorso, quando sono state pubblicate quasi tutte le GPS (stracolme di errori) lei avesse chiesto scusa (come ha fatto a fine aprile) per la loro obiettiva inefficacia (anziché dirsi orgogliosa) sarebbe stata davvero la ministra di tutti noi docenti.

Ma lo sa che non prevedendo la pubblicazione di una graduatoria provvisoria da poter correggere in caso di errori, ha portato (con la pubblicazione di una “definitiva”) il sistema ad un cortocircuito assurdo? Un cortocircuito fatto di reclami, di modelli giusti e sbagliati per i reclami, di accessi agli atti per false dichiarazioni, invio di PEC che non hanno mai ricevuto risposta, di ricorsi, ritardi, tutto perché i punteggi erano sbagliati? E lo sa che questo ha portato poi alla pubblicazione di una seconda (in alcuni casi terza) pubblicazione di graduatorie ancora nuovamente errate? Lo sa che c’è gente che ha preso una supplenza, ma rischia di perderla tra qualche mese, quando i punteggi saranno (forse) finalmente corretti e tutti i docenti avranno la propria cattedra? Sa che il “valzer dei supplenti” per colpa della dicitura “fino ad avente diritto” che lei aveva dichiarato di aver abolito, in realtà esiste ancora proprio per colpa delle GPS sbagliate? Queste lei le chiama “sole piccole criticità”? Questi sono stratosferici disservizi, Ministra.

E, ancora, sa che non si è pensato ad un unico sistema di nomina dei supplenti, ma si è lasciato ad ogni USP (Ufficio Scolastico Provinciale) di sceglierne uno? Bene, le faccio l’esempio del mio, quello di Venezia, che ha optato per le convocazioni IN PRESENZA, anziché tramite piattaforma: bene, noi precari siamo stati convocati in 300 (sotto il diluvio universale) e, nonostante si facesse di tutto per non creare assembramenti e si entrasse in sedici per volta (più tutto il personale addetto alle nomine), questi ci sono stati inevitabilmente. Tutto per elemosinare una cattedra. Tutto per tornare a lavorare. Per tornare “a casa”, a scuola.

E allora torno a parlare di me, Ministra. Ho potuto lavorare solo quattro giorni: sabato scorso, dopo l’accertamento della positività di un alunno, siamo stati convocati per il tampone anche noi docenti, e sono risultata positiva anche io. Dopo quattro giorni di lavoro. Su una cosa ha ragione: la scuola è il posto più sicuro. È vero, anzi verissimo (soprattutto la mia, che segue pedissequamente i protocolli), ma adesso che sono in quarantena, come sosterrò il CONCORSO? Il concorso della vita? Quello che aspetto da SETTE ANNI SCOLASTICI? Come lo sosterrò?

Si è ventata di aver bandito ben quattro concorsi e che prima di lei nessuno lo aveva fatto, è vero. Ed io sono assolutamente pro concorso e pro selezione del personale docente, ma, e qui vengo al secondo punto, perché non ha pensato ad una prova suppletiva per i docenti in quarantena fiduciaria o domiciliare, sapendo che questo concorso è RISERVATO SOLO AI PRECARI, dunque a chi di sicuro è già in classe e può non infettarsi, ma essere comunque messo in quarantena fiduciaria? Perché si è così incaponita sul volerli fare svolgere adesso e non più in là? Certo, lei li avrebbe voluti far sostenere ad agosto, ma ha capito che sta parlando sempre di quei precari che hanno tirato su la scuola con la DAD e ad agosto erano distrutti? Il tempo per studiare vuole darcelo o no? Perché non spostare il concorso in altra data? Perché?

Io, Ministra, non posso pagare un prezzo così alto. Non lo merito. Io come tutti quelli che si troveranno nella mia condizione. Io sono pro concorso, io voglio sostenerlo, andando anche contro i miei interessi (perché se non dovessi superarlo, sarei fuori dalla scuola), ma non così e non adesso. Questo concorso è riservato ai PRECARI STORICI, a chi, come me, sta lavorando o lavorerà presto, contagiarsi, ammalarsi è semplicissimo. Io non posso perdere questa occasione. Sto studiando da mesi. Non può non prevedere una prova suppletiva, sapendo che chi andrà a sostenere il concorso è docente in piena attività, e soprattutto non può permettersi di farcelo svolgere all’interno di scuole anche loro in piena attività.

Le chiedo, dunque, di ascoltarci e non di ascoltarmi soltanto, ma di ascoltarci tutti, perché, come potrà lei stessa notare, la mia storia sarà simile a quella di tanti altri. Le chiedo allora di posticipare il concorso alla prossima estate, quando il nostro lavoro di docenti (quest’anno forse più duro di quello passato) sarà terminato, si spera insieme a questa pandemia. E di pensare ad un altro modo di selezionare il personale docente: innanzitutto formandolo prima (non sono necessari corsi a pagamento, lei lo sa) e poi selezionandolo premiando la meritocrazia. Un docente lo si valuta in classe, a lezione, nel rapporto che ha con i suoi alunni e con i suoi colleghi, non per cinque risposte aperte date in 150 minuti.

Faccia la storia Ministra: sia giusta e lungimirante. Punti tutto sulla formazione dei docenti e su una giusta e meritocratica loro valutazione e selezione, sarebbe il riscatto di una intera categoria di lavoratori, da troppo tempo, dimenticati e non considerati professionisti. Cordialmente, Mariangela, un’insegnante