“Sono chiusa in una stanza da 40 giorni. Sono ancora positiva e se domani il tampone a cui mi sottoporrò dovesse essere ancora positivo entrerò nella sesta settimana di isolamento”.

Daniela Mele, collega e fotografa, ha 36 anni e combatte da più di un mese contro il coronavirus. Un nemico invisibile ma tangibile sulla pelle, tanto da costringerla per giorni ad essere attaccata all’ossigeno.

Il peggio è passato ma il virus non ha ancora abbandonato il corpo di Daniela. “Sabato ho effettuato l’ennesimo tampone che ha dato esito positivo – racconta -. Se quello di domani dovesse essere negativo, dovrò aspettare comunque altri giorni per sottopormi ad un altro test”.

Daniela è chiusa in una stanza, non vede nessuno, se non tramite videochiamata. “Mi lasciano solo il pranzo fuori dalla porta, mi mancano tutti – spiega emozionata -. Sono stanca. Non so se si tratta di noia o di stanchezza reale, ho provato a fare qualche esercizio fisico ma resisto poco. I polmoni hanno bisogno di molto più tempo per riprendersi, anche dopo la negativizzazione. Non è immediata la ripresa e non solo dal punto di vista fisico. C’è gente che ha sviluppate altre malattie, come l’insonnia, problemi alla tiroide, ai reni. Non è una passeggiata”.

“Se mai dovessi essere negativa, dovrò fare ulteriori test medici per conoscere gli strascichi del coronavirus – continua Daniela -. È come essere in un tunnel e non vedere mai la fine. E non sai nemmeno come è questo fine. Io non riesco a capire la gente per quale motivo non debba credere a tutto questo”.

Daniela non solo deve fronteggiare la malattia ma da settimane lotta sui social per far capire alla gente quanto possa essere pericoloso il coronavirus.

“Perché ostinarsi a negare la pericolosità? Qui si parla di non avere rapporti con la propria famiglia per settimane, di non poter accarezzare i propri figli – conclude Daniela -. Il cervello se ne va, perché nessuno ti sostiene psicologicamente. Ci sei tu e il virus. Devi fare i conti con l’ansia, il tempo che non passa, questa sensazione di non avere una scadenza. La gente lo deve capire, non si scherza. Anche se non finisci in ospedale, questo virus ti preclude la vita. Una famiglia isolata, i vicini che ti guardano male, tutto diventa pesante per chi si ammala. Fate attenzione e non sottovalutate questo maledetto virus”.

A Daniela, che ringraziamo per il coraggio e per la testimonianza data, vanno i nostri migliori auguri di pronta guarigione.

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