Delirio e confusione totale a Bari, ma non solo, nel primo giorno in cui è entrato in vigore il nuovo dcpm firmato dal Premier Conte, che prevede nuove limitazioni per il contenimento della curva epidemiologica.

Quella di Luigi, gestore del bar-tabaccheria nella stazione di servizio in via Napoli, è stata una giornata parecchio movimentata a partire dalle prime ore del mattino.

“Alle 4.30 sono arrivate le Forze dell’Ordine e hanno detto ai miei dipendenti di chiudere e riaprire alle 5 – racconta -. Voglio capire cosa cambia fare un caffè alle 4 o alle 5 rispetto al coronavirus, è una follia. Non si rendono conto dell’inutilità delle cose che pubblicano e scrivono”.

Ma Luigi vende anche i tabacchi e nel decreto non si fa riferimento alla regolamentazione di queste attività. “Non essendoci scritto nulla nel dpcm, io posso benissimo vendere sigarette dalle 4 alle 5 e poi iniziare anche con il servizio della caffetteria – spiega -. Mi hanno fatto perdere un’ora di incassi perché potevo farlo e invece mi hanno costretto a chiudere tra il terrore dei miei dipendenti”.

“Con questo nuovo dpcm perdo tra il 20 e il 30% degli incassi – conclude -. Qui si fanno promesse, c’è gente che ancora deve ricevere la cassa integrazione. Sono artefici del loro stesso male. Non sanno gestire nulla, non sanno fare bene il proprio lavoro. Le Istituzioni devono esserci vicini, qui c’è chi rischia il collasso. La gente muore di fame e le attività stanno fallendo”.

 

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