Gli ospedali italiani e quelli pugliesi sono ormai prossimi al collasso. A dirlo è l’ultimo report stilato da Osserva Salute, con i dati aggiornati al 24 ottobre.

Sette regioni infatti sono considerate “da codice rosso”. Le strutture ospedaliere stanno vivendo infatti un aumento esponenziale dei ricoveri e dei pazienti nelle terapie intensive, ancora più grande di quello registrato da febbraio ad aprile nel clou della prima ondata.

La prima regione è la Campania, poi seguono Lazio, Sardegna, Sicilia, Umbria, Basilicata e Puglia. Anche la nostra Regione è infatti da codice rosso, con un +86% di ricoveri e +53% di pazienti nelle terapie intensive.

La notizia positiva è il calo dei decessi, 0,13% tra settembre e ottobre contro il 4,6% di febbraio e marzo. Ma la situazione resta preoccupante.

“Posso assicurare che sul campo, negli ospedali, questa differenza rispetto alla prima ondata si avverte in maniera drammatica – ha dichiarato Antonio Amendola, presidente regionale dell’Aaroi-Emac, associazione degli anestesisti e rianimatori -. Mentre nella prima ondata la situazione più critica riguardava solo una parte del Paese, adesso le criticità sono generalizzate anche nel Sud e in Puglia. La mia considerazione è che siamo arrivati a questo punto perché in estate non abbiamo bloccato i confini del Paese e non abbiamo limitato i movimenti fra regioni, consentendo lo svolgimento di attività di maggiore assembramento come le discoteche”.

“Si è perso di vista il tracciamento dei pazienti e soprattutto non si è operato in maniera tale che tutti i casi positivi soprattutto di asintomatici venissero isolati non in famiglia, ma nell’ambito di strutture appositamente dedicate per i periodi di quarantena, naturalmente seguiti da apposito personale – conclude Amendola -. Dopodiché, a peggiorare le cose, si è deciso di riaprire le scuole in presenza, non curando assolutamente l’aspetto dei trasporti. In questo modo la scuola è stata ed è ancora un vettore straordinario di diffusione del virus. Adesso l’unica soluzione è un lockdown totale di 60 giorni se si vuol prendere un intervento concreto. Perché il sistema sanitario in alcune regioni è già collassato. In Puglia ci siamo vicini”.

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