I 20 casi fatti registrare nel bollettino diramato ieri dalla Regione Puglia suonano come un allarme in vista di una seconda possibile ondata prevista per l’autunno.

La sensazione è che si sia allentata la morsa sui protocolli di sicurezza e che il peggio sia già passato. Il virus però c’è, circola ancora, soprattutto in Puglia, a causa dell’arrivo di turisti dall’Italia e dall’estero per l’estate.

Il grado di attenzione e prevenzione deve rimanere altissimo.  “Lungi da me evocare uno dei peggiori spauracchi della nostra infanzia di baby boomers, ma dopo tante iniezioni di ottimismo credo sia doveroso una bella dose di richiamo di sano realismo – scrive su Facebook Pierluigi Lopalco, epidemiologo a capo della task force pugliese -. Spagna, Francia e Germania, i Paesi europei a noi più prossimi, riportano un’importante impennata di casi. In Italia si registrano le prime avvisaglie e le domande dalle cento pistole arrivano implacabili: avremo anche noi una simile impennata?”.

“Il virus, lo abbiamo detto più volte, ha una ferrea logica matematica: se ci sono suscettibili da infettare e gli diamo la possibilità di farlo, lui infetta – spiega -. In Italia è suscettibile almeno il 90% della popolazione. Al Sud il 99%. Dobbiamo dunque limitarne la circolazione. La diversa tempistica che osserviamo fra i casi francesi o tedeschi e quelli italiani dipende dal fatto che quando un po’ in tutta Europa è stato allentato il lock-down, le epidemie nazionali si trovavano a livelli diversi di maturazione. In Italia il virus è arrivato prima e, a giugno, l’incendio era stato spento con maggiore efficacia da noi rispetto ad altri Paesi dove il virus era arrivato con qualche settimana di ritardo. In quei paesi c’erano molto probabilmente ancora tanti portatori in giro quando si è riaperto tutto”.

“Le dinamiche osservate in Francia, dunque, con qualche settimana di ritardo, potrebbero riprodursi anche da noi. Uso il condizionale perché in queste fasi i modelli matematici hanno scarsa attendibilità. Il decorso della curva epidemica, infatti, dipende fortemente dal numero di focolai che si accendono e dalla capacità locale di spegnerli – avverte Lopalco -. Vedremo dunque lo stesso aumento? Possibile. La probabilità sarà invece legata alla capacità di risposta della sanità pubblica e alla ripresa da parte dei cittadini di quel minimo di rispetto delle regole che si è colpevolmente abbandonato”.

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