Un congiunto è in coda fuori dal container sistemato all’esterno dell’ospedale Di Venere. Come tutti deve sottoporsi al tampone. Il paziente non è rientrato da un viaggio all’estero o non è stato a contatto con un positivo al coronavirus. Il test nel suo caso è necessario per potersi sottoporre a un intervento programmato di lì a qualche giorno.

L’attesa si protrae a causa di una situazione inaspettata e il parente del malato perde le staffe. L’uomo aggredisce verbalmente e maltratta il personale in servizio, accusato di aver colpevolmente lasciato il paziente in balia degli eventi, pur essendo arrivato il proprio turno. In realtà, il personale aveva ritenuto importante per la tutela della salute pubblica procedere velocemente con il tampone a due turisti giunti da Malta, poi risultati positivi.

Il vero bagno di sudore non è tanto quello che medici, infermieri e operatori in genere fanno sotto la bardatura obbligatoria, piuttosto la totale incapacità di empatia e immedesimazione di numerosi cittadini, convinti di essere gli unici ad avere problemi o necessità di vario tipo.

Raccogliamo dunque lo sfogo di alcuni sanitari, sotto organico un po’ ovunque, costretti ad assurde saune con queste temperature e per di più impotenti di fronte alla mancanza di educazione e civiltà da parte di alcuni parenti. Siamo tutti in emergenza e un eroe resta tale, a maggior ragione adesso che la macchina sanitaria procede a rilento per via delle ferie e di tanti reparti che vanno avanti a singhiozzo nonostante la pandemia abbia dato evidenti segnali di ripresa.

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