All’indomani dell’emanazione dell’enesimo dpcm, insieme a Ronny Prudente, titolare del bar Le Plaisir, abbiamo cercato di capire com’è cambiata la vita di commercianti e consumatori ai tempi dell’emergenza coronavirus.

In giro per la città, non è un mistero, ci sono numerosi locali pubblici che ormai da tempo consentono ai propri clienti di entrare senza indossare la mascherina o rispettare il minimo distanziamento sociale. Nelle attività che rispettano e fanno rispettare le regole – se non altro ci provano – la vita ai tempi del coronavirus è più complicata.

Si entra solo con la mascherina, che andrebbe “ovviamente” tolta per la consumazione. Il condizionale è d’obbligo perché si moltiplicano i casi di consumatori distratti o innovativi, come l’uomo entrato nel bar con un taglio al centro della mascherina chirurgica, convinto di aver avuto l’idea del secolo. L’esperimento è miseramente fallito. Si accede e si esce attraverso due porte diverse. All’ingresso è sistemato il gel per l’igienizzazione delle mani.

In generale è aumentato il consumo di tazzine monouso, richieste ancora da 3 clienti su 10. Coppie e gruppi, invece, preferiscono non affollare i locali e accomodarsi all’aperto. In generale e con molta cautela stanno tornando le vecchie abitudini, seppure il calo generale delle consumazioni al bar si attesta intorno al 30%. In questo particolare momento titolari dei locali e dipendenti devono dare saggio di tutta la propria comprensione e cortesia. Perdere la bussola è molto semplice.

Mentre complottisti e rigorosi osservatori delle regole continuano a bisticciare, proprietari di bar, pub, ristornati e locali pubblici in generale, hanno l’ingrato compito di pretendere il rispetto delle norme anti-covid. Sono loro i primi a vigilare, nonostante i refrattari pronti ad alzare i tacchi e andare altrove.

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