“Per la stima e l’affetto che nutro per Gramellini, non posso non accogliere l’invito alla riflessione che lui lancia. Con uno stile, devo dire, che finalmente è transitato dalla melassa al peperoncino”.

Così inizia la risposta dell’epidemiologo Pier Luigi Lopalco al giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera. Il capo della task force pugliese in questa settimana è salito agli onori della cronaca non per quanto riguarda l’emergenza coronavirus, ma per la sua possibile candidatura a fianco di Michele Emiliano alle prossime elezioni regionali.

“Come Gramellini – continua nel suo post Lopalco – sono sempre stato convinto che il mestiere della politica sia complicato, faticoso, serve un talento specifico e, soprattutto, serve la scuola. Scuola che nella notte dei tempi era tenuta dai partiti. Sono ormai decenni che le scuole di partito sono chiuse. Dove sono dunque i professionisti della politica? dove si sono formati? nella famosa Università della Vita?”.

“Allora, mio caro Gramellini, affrontiamo la realtà. Almeno nell’attesa che il vento distruttivo dell’antipolitica si sciolga così come si è alzato. Nel frattempo – continua – non ci trovo nulla di male nel fatto che un professionista ponga le proprie competenze al servizio della comunità mettendosi in gioco con la puerile ambizione di poter cambiare le cose”.

“Se l’alternativa fosse Moro o Berlinguer, il problema non si porrebbe. Ma di Moro e Berlinguer in giro se ne vedono ben pochi. Un professore di Igiene, che studia ed insegna da anni organizzazione sanitaria- sottolinea -, sarebbe un cattivo Assessore alla Sanità? Probabilmente si, ma qualche chance che ci azzecchi la vedo”.

“Sicuramente – conclude – non gli conviene a livello personale e professionale. Un professionista arrivato all’apice della carriera guadagna di più ed ha più prestigio, facendo una vita certamente più comoda. Ma allora, chi glielo fa a fare? ecco, appunto”.

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