“Mentre Emiliano va raccontando che la sanità pugliese è cresciuta di più delle altre regioni ed è stata promossa a pieni voti, assistiamo al collasso e all’impasse generale in tutta la Regione con la scusa del Covid che permane solo nei nostri nosocomi”. Mario Conca, candidato indipendente alla presidenza della Puglia, non le manda a dire e punta dritto al nocciolo della questione.

“La gente – osserva Conca – non sa più dove andare a curarsi, in verità già prima era un’impresa titanica se non fosse per la mobilità passiva, e quando si rivolge all’Ospedaletto, ad esempio, gli viene consigliato di rivolgersi al Bambino Gesù di Roma perché gli operatori non sono in grado di dare tempi certi”.

“È il caso di una bambina con Atresia della tricuspide – racconta – che non può essere operata a Bari perché la terapia intensiva doveva essere consegnata il 9 gennaio 2020 e, invece, forse sarà possibile riprendere gli interventi cardiochirurgici e cardiologici il prossimo settembre. Sempre che i ricorsi al Tar del primario, che teme di perdere la gestione di una struttura nevralgica, e la solita carenza di personale che attanaglia il Servizio Sanitario Regionale, non blocchi oltremodo l’incresciosa situazione”.

“Ma cosa succede a quelle famiglie che non hanno la possibilità di sopportare il costo di una lunga trasferta romana? Attendono pazientemente, e con patema d’animo, sperano che non succeda nulla alla propria pargoletta. La cosa tragicomica è che è stata istituita una Unità Operativa Semplice Dipartimentale di rianimazione pediatrica, con nomina del responsabile e relativo emolumento, da oltre un anno. Stiamo pagando per una unità che è ancora chiusa, davvero paradossale” sottolinea.

“I casi che non hanno voce sarebbero tantissimi – osserva amaramente Conca -, ma è doveroso per me segnalare le vicissitudini di una partoriente, ricoverata in una ostetricia della Asl Bari, che necessitava di un intervento al feto per Atresia Polmonare con DIV, di routine al pediatrico barese in tempi di pace. Essendo, però, tutto bloccato per i lavori infiniti, i ricorsi e le croniche carenze, doveva essere trasferita a Roma per evitare complicanze alla nascita”.

“Non avendo in Puglia l’elisoccorso – ricorda -, non si capisce cosa paghiamo a fare Alidaunia e perché l’assessore in cinque anni non sia stato capace di istituire basi HEMS, l’unica alternativa possibile sarebbe stata il trasferimento in ambulanza senza aria condizionata e con gli inevitabili sballottamenti. Sapete com’è andata a finire? 12 ore di ambulanza, viaggio AR, erano troppi per tutti, personale compreso, così hanno optato per il parto cesareo e il trasferimento al pediatrico”.

“Speriamo che il nascituro, o la nascitura – auspica – non abbia complicanze, ma davvero meritiamo questo trattamento a fronte di una spesa di 36 miliardi a legislatura? Meno male che hanno almeno stravolto la viabilità per costruire un Agrumeto. Con l’annesso parco, poi, si sono addirittura superati perché sono riusciti a ribaltare l’ingresso principale dell’ospedale, pedonale e veicolare, riducendo notevolmente il numero dei posti auto. Dulcis in fundo, è stato da tempo nominato un asset manager sulla base di un atto aziendale fantasma, nel senso che non è pubblicato sull’albo pretorio, che agisce come se fosse il direttore dell’ospedale”.

“Ma non esiste una direzione di presidio? Il Giovanni XXIII non doveva essere scorporato dal Policlinico per dargli dignità e, finalmente, autonomia gestionale? Ricordo che gli avevano assegnato pure un nome inglese per farlo sembrare più importante, peccato che la gestione è tutta pugliese in salsa siciliana. Emiliano e il direttore generale Migliore, piuttosto che sperperare denaro facendo cantare Albano, stampando inutili e costosi libri e montando cucine componibili – conclude il consigliere regionale – si adoperassero per preservare la salute dei cittadini pugliesi. Siamo stanchi di fumo negli occhi che, per loro sfortuna, sta accecando sempre meno gente”.

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