Leopoldo Cammarano vuole sapere la verità sulla morte del figlio Francesco Pio, disabile di 18 anni, deceduto a causa della polmonite senza che nei mesi scorsi nessuno abbia accolto l’invito di sottoporre il ragazzo a visita specialistica.

Sul decesso indaga la Procura di Brindisi. L’inchiesta, per il momento contro ignoti nell’ambito della quale non è stata ancora decisa l’autopsia sul corpo di Francesco Pio, è condotta dal pubblico ministero Giovanni Marino.

Al magistrato il papà ha chiesto di sapere se il figlio si sarebbe potuto salvare nel caso di una diversa condotta della ex moglie, del medico di famiglia e degli assistenti sociali di Ostuni ai quali il Tribunale di Lecce lo aveva affidato.

“In tutte le comunicazioni inviate da ottobre dell’anno scorso e fino a pochi giorni prima del decesso – spiega il padre affranto – chiedevo espressamente di verificare lo stato di salute di mio figlio. Tutte le comunicazioni, inoltrate a mezzo pec sono state acquisite regolarmente al protocollo del Comune di Ostuni. Neppure i telegrammi inviati alla mamma di Francesco Pio hanno mai trovato accoglimento. Nessuno ha mai sentito il dovere di rispondermi o accertare come da mia richiesta lo stato di salute di Francesco Pio, nonostante fosse uno dei compiti affidati loro dal Giudice del Tribunale di Lecce nel provvedimento del febbraio scorso”.

I riflettori non sono puntati sui medici dell’ospedale Perrino di Brindisi, che in tutti i modi hanno provato a salvare il ragazzo. I soccorritori del 118, infatti, lo avrebbero trovato in uno stato di pallore, sudorazione, vomito, con algie diffuse e resistente alla terapia, infezioni delle vie aeree e saturazione 87. Infezioni delle vie respiratorie, poi diagnosticate come focolai di polmonite diffusi su tutte le aree polmonari. Negativo, invece, il tampone per il coronavirus.

“In quello stato mio figlio non si trovava al suo indirizzo di residenza in via Pietro Nenni – denuncia Cammarano -, ma in un’altra abitazione in via Martiri di Nassirya. Che ci faceva in quelle condizioni distante da casa? E perché i servizi sociali non hanno monitorato sulle sue condizioni di salute come richiesto dal Giudice che glielo ha affidato?. Non riesco a darmi pace, perché sono sempre più convinto che Francesco Pio si sarebbe potuto salvare. Ho fiducia nella giustizia perché se qualcuno avrebbe potuto evitare la morte del mio adorato figlio non può rimanere impunito”. In ogni caso restiamo a disposizione di chiunque sia coinvolto nella vicenda per riportare eventuali chiarimenti o versioni diverse da quella denunciata dal padre di Francesco Pio.

 

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