La paura di aver contratto il virus è tanta. Dopo la richiesta di tamponi a tappeto, adesso da parte della popolazione c’è la voglia di sottoporsi al test sierologico per capire se si hanno gli anticorpi al coronavirus e se nell’arco di questi mesi si è stati infetti.

Su questo è intervenuto il professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’università di Pisa e a capo della task force della regione Puglia per l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus. Tramite un grafico, Lopalco risponde alle domande riguardo ai test sierologici sulla sua pagina facebook.

“C’è stato il momento della richiesta popolare dei tamponi a tappeto. Ora è il momento della sierologia. La spinta popolare a fare il test sierologico è forte e, ovviamente, i furbacchioni hanno fiutato odore di business a lunga distanza – afferma -. Fatto salvo che il test sierologico è importante come screening di popolazione per evidenziare la circolazione inapparente del virus, cerchiamo ora di capire a cosa serva, al cittadino comune, fare un test del genere”.

“Il grafico allegato indica il comportamento degli anticorpi, sia IgM che IgG, in caso di infezione da SARS-CoV-2. Gli anticorpi – spiega Lopalco – iniziano ad essere identificabili a partire dalla fine della seconda settimana dopo l’inizio dei sintomi, quindi più o meno fine della terza settimana da quando abbiamo contratto l’infezione”.

“Questo significa – continua – che se io risulto oggi positivo agli anticorpi, comunque per due-tre settimane ho potuto contagiare allegramente chi mi stava vicino. Non serve dunque a identificare i portatori. Per quello serve il tampone. Se comunque risulto positivo, posso stare tranquillo? Purtroppo no. È evidente dalla figura che esiste una finestra temporale in cui sono presenti gli anticorpi, ma comunque anche il tampone è positivo: cioè ho le IgG ma ho anche il virus in gola. Morale della favola, se sono positivo al test sierologico, devo comunque mettermi in isolamento e fare il tampone”.

“Ma se il tampone è negativo e le IgG sono positive, sono immune? Ancora una volta la risposta è: forse. Un livello alto di IgG (bisogna quindi fare un test che ne misuri il titolo) potrebbe correlare con la presenza di anticorpi neutralizzanti (protettivi), ma non è sicuro sia così e, certamente, dipende anche dalla qualità del test che viene fatto. Purtroppo – conclude Lopalco – per verificare la presenza di anticorpi davvero protettivi bisogna fare un test assai complesso che richiede la verifica della neutralizzazione del virus su una coltura cellulare. E’ evidente che un test del genere sono in pochissimi laboratori a poterlo fare.Le conclusioni, a questo punto, traetele da soli.

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