“Più che darlo allo Stato preferisco ‘accendere’ il locale”. Sono parole molto dure quelle dette da Nicola Lagattolla, proprietario del negozio Lobomania, ma che in realtà mostrano il malcontento dei commercianti che vedono decenni di sacrifici sfumare in un lampo. “Dopo 30 anni dall’apertura del negozio adesso mi ritrovo a dover pensare di chiudere a causa di una pandemia e soprattutto per colpa di chi doveva gestire questa situazione e non l’ha fatto nel migliore dei modi”.

Nicola, come tanti altri suoi colleghi commercianti, dovrebbe riaprire il 18 maggio, stando al decreto governativo del 26 aprile. Purtroppo però il proprietario di Lobomania di via Pasubio, come molte altre partite iva, non ha nemmeno ricevuto i tanto promessi 600 euro. “La cosa che fa rabbia è che tra quelli che li hanno avuti ci sono anche i commercianti che sono rimasti aperti perché attività di prima necessità. Con le promesse non si vive, senza un aiuto concreto da parte dello Stato le saracinesche rimarranno abbassate”.

La crisi economica dovuta all’emergenza coronavirus ha innescato anche un odio sociale tra i settori. “Chi prende ogni fine mese lo stipendio o chi ha potuto lavorare durante la pandemia non capisce in che situazione viviamo. Qui abbiamo dovuto incominciare a centellinare i soldi anche per fare la spesa. Chi ha guadagnato in questo periodo non capisce cosa si prova a non poter sfamare i propri figli e a non poter pagare l’affitto e le bollette”.

I commercianti vogliono far sentire la loro voce e per questo hanno creato l’associazione La Formica. “Al momento siamo quasi 2200 iscritti e insieme manifesteremo lunedì 11 maggio alle ore 10 in piazza Libertà. Non possiamo andare avanti così. Siamo stati abbandonati dallo Stato e questa è una sconfitta per tutto il Paese”.

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