Come già accaduto in passato, il primario del pronto soccorso dell’ospedale della Murgia e direttore del 118 Barese, Antonio Dibello, non ha accolto il nostro invito a rilasciare la propria versione dei fatti. La denuncia del medico e sindacalista Francesco Papappicco resta l’unica  – per ora – che siamo in grado di fornirvi, seppure la tensione resta altissima. Ma se da un lato aspettiamo di pubblicare un’altra versione dei fatti denunciati; dall’altro non possiamo fare a meno di registrare il commento su Facebook contro Papappicco scritto da quello che sembra un medico. L’uomo non lo fa sul profilo del medico del 118 né sul gruppo #noiduecimettiamolafaccia, ma sul mio profilo personale. Anche questa volta un tentativo maldestro di nascondere la propria identità attraverso un profilo fake, messo in piedi frettolosamente.

Il commento che riportiamo per intero, in prima battuta compare sotto il nome di V.D., ma in un secondo momento, forse per resipiscenza, compare a firma di un tale Lucrezio Bellomo. Stesso identico contenuto ma firme diverse. È vero, per esempio, che Papappicco nel suo racconto non ha scritto se ha effettuato o meno un elettrocardiogramma, ma ci chiediamo come faccia tale V.D., alias Lucrezio Bellomo, ad asserire con certezza che non l’abbia fatto. Solo chi è stato costretto da Papappicco ad accettare il paziente poteva saperlo. Insieme al post vi faremo leggere anche la replica del dottor Francesco Papappicco.

IL POST ACCUSATORIO – Stavolta mi sono letto tutto il post fb, la curiosità ha vinto. Devo ammettere che le disavventure di questo collega sono davvero avvincenti e sempre a lui poi, poveretto. Certo questa azienda/ASL è davvero discutibile se consente ad un medico di usare Facebook come se fosse una cartella clinica, o come la sala riunioni di un reparto dove si discutono i casi clinici e i comportamenti del personale. Ma tant’è! Certo, se io fossi il figlio, la moglie, il fratello di tale paziente mi indignerei alquanto a leggere notizie su un mio congiunto (diabetico in tp con metformina, esami ematochimici che rivelavano insufficienza epatorenale e questo e quello, febbre quindi forse Covid) su una bacheca mondiale quale è Facebook.

Certo, non hai scritto nome e cognome, ma non credo sia difficile per nessuno risalire, anche dal manifesto funerario ahimè, al protagonista della triste storia in un paese di provincia. Io non so come avrei reagito se si trattasse di mio padre! Ma non si tratta di mio padre per fortuna tua. Sono tempi moderni senza morale ne etica professionale, mi devo rassegnare. Come medico però una domanda mi sorge spontanea. Cosa vuol dire: diagnosi di fino? Di solito una diagnosi o si fa o non si fa. Non esistono diagnosi di fino e diagnosi grossolane. Almeno sui libri dove ho studiato io.

Descrivi l’evento su Facebook ma ci lasci a mezz’aria. Raccontata così, perdonami collega, non l’hai fatta la diagnosi, ne di fino e ne grossolana (d’altronde lo dici tu: non c’era tempo per fare la diagnosi!). Non hai fatto proprio nulla da come ma la scrivi. Hai “guardato/ impacchettato” come malamente si dice in medichese e trasportato al primo pronto soccorso? Il peggiore a quanto urli. Non credo. Bastava un’auto allora per trasportare il paziente sempre per come la racconti tu, non serviva un mezzo mobile di rianimazione avanzata, con un medico a bordo.

Coma, desaturazione, grave insufficienza multiorgano al paese mio e sui libri miei fanno più che una diagnosi un esame obiettivo. Mi chiedo nei miei automatismi mentali e il resto non lo descrive? Che cosa altro ci deve dire? Che cosa altro ha fatto? Ecg ad esempio. Se non a questo paziente e con questi sintomi andava fatto un elettrocardiogramma, a quale? E forse se ci dici anche dell’ecg che sicuramente avrai fatto e di tutto il resto, capiamo le tue scelte, le tue arrabbiature, le chance che avrebbe avuto il pz, capiamo se il percorso era giusto oppure no. Capiamo anche se ci poteva essere un altro finale. Ci racconti di farmaci endovena. Farmaci? E per quale diagnosi?

Ci racconti che hai deciso di portare un paziente sospetto covid in uno spazio non accessibile in quel momento per qualsivoglia ragione. Certo tu dovevi salvare una vita per carità e dovevi correre, ma sempre per come la racconti tu, avresti tentato di salvare questa mettendone a rischio altre di vite o le flowchart con cui l’istituto superiore di sanità ci subissa sono regole solo sulla carta? Convieni? Se ci racconti le tue disavventure e del paziente poveretto su Fb e poi copi incolli su un giornale, ci devi dire tutto, ad esempio anche di cosa è morto il paziente altrimenti sei lacunoso. E le lacune puzzano sempre di malafede.

È facile raccontare la novella ad un pubblico di amici sempre gli stessi tra l’altro (che noia!) e di gente che non sa nulla di medicina e che da ignorante, cioè che IGNORA i percorsi diagnostico terapeutici, poi dica BRAVO BRAVO! Ma forse Facebook serve a questo. Chi se ne frega delle diatribe da mercato del pesce tra te e il tuo collega/responsabile o quello che è. Mi sembri troppo “al di sopra” dal tuo profilo fb così erudito, per raccontarci la piazzata. Credo, spero magari che il senso del tuo appassionato racconto sia la discussione di un caso clinico in forma virtuale e mondiale (io per la scelta di discussione ti avrei fatto la stessa cosa che ti avrei fatto se si trattava di mio padre! Ma sono scelte moderne).

Credo che il senso del tuo racconto sia discutere percorsi e atteggiamenti se vuoi, per poi migliorarli. Poi collega, detto tra me e te, e le migliaia che leggono, se anche tu perdi le staffe, prima con la centrale operativa e poi urli con i colleghi del pronto soccorso, mi viene da pensare che non sarete tanto diversi tu e questo sedicente primario multitasking sempre davanti ai tuoi piedi (che iattura). Regole zero proprio eh! Ma non è questo il punto. Raccontala tutta la storia se ti piace scrivere su Facebook, in modo che anche chi come me, medico, ma soprattutto chi non lo è capisca ad esempio cosa significa diagnosi di fino (me so fissato aoh!), ma soprattutto capisca cosa sia successo a questo povero uomo. Altrimenti cosa scrivi a fare?

E poi, in un momento così difficile, se sei tanto convinto di essere nel giusto (beato te! io ho sempre tanti dubbi), perché non vai in un posto meraviglioso che si chiama Procura? Ma hai ragione sono più comodi i processi su Fb. Non ti devi spostare e in questo periodo sono pure chiusi i tribunali. Dai aspettiamo la fine del racconto nella prossima puntata/post/ articolo. Sii più preciso però, e cambia musica, sai la facebooknovela triste e insulsa tra due colleghi, sempre gli stessi due poi, ad un certo punto perde di interesse, diventa incredibile e porge il fianco, ed è questo il motivo della briga di questa risposta, al maltrattamento di una categoria, la NOSTRA, già troppo attaccata vessata e diffamata soprattutto in un momento pandemico e più drammatico del solito.

È lo smottamento della medicina, di cosa ci meravigliamo poi collega. Io non sono un frequentatore di Fb, ma mi pare che ci sia tanta gente, i cosiddetti morti di FAMA, disposti a tutto per un attimo di ridicola gloria, fatta di commenti infondati, sgrammaticati, senza accenti e senza h, di ignoranti dei fatti e delle procedure che non conoscono neppure i rischi penali in cui si intrufolano, ma non sarà di certo il tuo caso. Sono i tempi dei leoni da tastiera. W Facebook. W la libertà. W gli articoli copia incolla. Ciao collega/eroe/amante della filosofia. Buona vita .

Ps. Non ho mai visto in vita mia un paziente che in coma si lamenta al dolore. Era in coma o no? Questa è come la “diagnosi di fino“, è come i farmaci endovena in un paziente cui non si è fatta una diagnosi, ma tanto qui si è tra amici, i soliti, a quanto leggo. Che pena collega. Pena infinita.

LA REPLICA DI PAPAPPICCO – Quando si dice che ogni frutto non cade mai lontano dal suo albero. Dottor V.D., con tanto di fotografia comparso nel primo commento e poi tramutatosi in Lucrezio Bellomo (profilo fake come ai tempi di Pasquale Telanzacca). Non è più il tempo di nasconderti. Abbiamo fotografato tutto. Continui a sottovalutarmi. Mi conforta tuttavia che almeno faccia “pena” a qualcuno e che non proprio tutti i fans di facebook stiano dalla mia parte. Ho sempre detestato la ragione delle maggioranze. Sai Cicerone diceva – temo la lode perché temo il ridicolo.

Ogni regola ha la sua eccezione e concordo con te, sarebbe davvero tedioso leggere solo di persone pronte a comando ad applaudire come scimmiette ammaestrate. Prima di andare in Tribunale, dove sinceramente spero questa volta ci sia qualcuno disposto ad ascoltare le parti al più presto e valutare testimonianze e documenti, permettimi di chiarirti qualche punto sul quale non mi sembra tu abbia proprio esperienze e conoscenze. Al team di soccorso avanzato del 118 non spettano le diagnosi eziologiche cioè le “diagnosi di fino”, ma stabilire e tentare di correggere esattamente ciò che è contemplato secondo un criterio di triage A,B,C,D,E.

L’imperativo si chiama stabilizzazione. Non fare diagnosi eziologica non significa tuttavia, non far diagnosi. “Coma” è una diagnosi esattamente come “grave insufficienza multiorgano”. A questo se in pochi minuti riesci ad aggiungere notizie utili in subordine ad eventuali dati anamnestici ed obiettivo-clinimetrici puoi anche suggerire ai colleghi di centrale prima e ospedalieri poi, una possibile, probabile, presunta diagnosi eziologica. Per quanto attiene all’elettrocardiogramma, seguiamo una scala di priorità; perché non una tac, magari total body che dici? Non mi occupo di “impacchettare” malati io. A quello ci pensano purtroppo i necrofori quando tutti i tentativi di rianimazione senza soluzione di continuità falliscono.

Ti faccio un esempio del nostro lavoro: un uomo mentre è intento a potare un ulivo su una scala, cade e batte la testa al suolo. Quando arrivi sul posto vedi che respira ancora (va di tronco, respiro russante o magari ha un respiro periodico), oppure lo trovi ancora in una fase tra il sopore, uno stato di minima coscienza o il sopore profondo che sono pur sempre gradi di coma (non a caso esiste anche la scala GCS in pazienti con Alzheimer o già neurolesi per esiti ictali, o ciechi o sordi è relativa) o magari senti un lamentio, vedi fare una smorfia di dolore, movimenti involontari.

Valuti le pupille e se anisocoriche sospetti un’emorragia cerebrale. Ecco quella è già una diagnosi indiziaria ma non eziologica. Non puoi sapere se gli si è rotto un aneurisma da picco ipertensivo durante uno sforzo ed è caduto oppure è scivolato e l’emorragia è conseguenza del trauma. Bene, spero di averti chiarito uno dei punti che riguardano il nostro operato sui pazienti. Seguendo l’ABCDE, se hai ad esempio un problema in C (circulation) come uno shock ipotensivo, ebbene somministri dei farmaci o plasmaexpanders endovena per mantenere il circolo. Spiegato spero un altro punto.

Stabilizzare un paziente e trasferirlo in ospedale dopo aver avvisato e allertato non mi sembra sia “mettere a rischio altre di vite”. Lucrezio Bellomo o chiunque tu sia, i tuoi voli pindarici sono strenui tentativi di difendere l’indifendibile. Che un paziente poi faccia metformina non credo che sconvolga gli animi più di quello che ho raccontato. Se poi addirittura vuoi risalire al manifesto funebre di tutti i poveretti deceduti il 24 aprile, ti consiglio di fare l’investigatore non il medico. Faresti una figura migliore. Fidati, ho naso per i veri talenti. Facebook non è solo l’agorà dei “poveretti” come me in cerca di popolarità da propaganda elettorale o da autopromozione per falliti in cerca di fama a tutti costi.

Vorresti che l’azienda mi censurasse? Bene lo faccia pure. Non sarà certo un’azienda o tu collega, a tapparmi la bocca. Facebook può essere una risorsa pubblica di denuncia, di testimonianza, di appelli di aiuto, di solidarietà, di ricerca, di cultura, di condivisione, di lotta, di rivendicazione, di conoscenza. Mi fa piacere che questa volta te lo sia “letto tutto” il mio post. Personalmente ti confesso che mai sarei andato alla ricerca di uno dei tuoi. Per quanto attiene al tuo commento inqualificabile sulla filosofia, beh inutile che ti parli ad esempio dell’importanza della filosofia del diritto, politica, della prassi, dell’eterogenesi dei fini o del sorrisino della serva trace nei confronti di Talete. Tu e quelli come te non sono diversi da quella serva, non intenderesti. L’uomo senza qualità di Musil è patognomonico di questa modernità senza punti di riferimento, che come una nuvola se ne va bighellonando.

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