Da una parte la Regione Puglia, impegnata nella lotta al coronavirus, dall’altra la Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, in mezzo il Policlinico. Oggetto del contendere, lo screening di massa sugli operatori sanitari con l’esame del tampone a tappeto.

Da giorni sul banco degli imputati tra favorevoli, contrari, scettici e sostenitori, in una specie di scontro fra tifoserie, in campo è dovuto scendere anche Pier Luigi Lopaco, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione Puglia: “Tamponi di massa o sistematici agli operatori sanitari non sono solo inutili, ma anche dannosi” la sua opinione in estrema sintesi. Ma perché questo scontro?

Semplice, più o meno. Nei giorni scorsi al Policlinico di Bari è stata avviata una campagna a tappeto, più volte e da più parti invocata come baluardo per garantire la sicurezza di operatori e pazienti. Apriti cielo, a stretto giro la Regione ha diramato una nota durissima imponendo lo stop. Il fermi tutti ha però fatto saltare sulla sedia i vertici della Scuola di Medicina, primo fra tutti il Presidente, professor Loreto Gesualdo.

“Si ritiene che la procedura adottata dal Policlinico di Bari sugli operatori sanitari debba proseguire al fine del raggiungimento degli obiettivi. Inoltre, lo screening degli operatori sanitari, oltre a tutelare gli stessi, rappresenta una forma di garanzia a tutela della salute di tutti i pazienti, soprattutto i più fragili che sono esposti alle gravi conseguenze dell’infezione” si legge tra le altre cosa in una lunga lettera, che potete leggere in galleria allegata all’articolo.

“Dalle prime fasi della pandemia da SARS-CoV-2 – spiegano dalla Scuola di Medicina – non è mai stata esclusa la possibilità di trasmissione del virus da soggetti asintomatici. Recenti studi epidemiologici condotti in 375 città cinesi, tra il 10 gennaio e il 23 gennaio 2020, mostrano che circa l’86% dei casi era non documentato, ovvero asintomatico o paucisintomatico e si è ipotizzato che tali positivi invisibili siano stati verosimilmente responsabili di circa l’80% di ulteriori contagi”.

Per tutta la giornata di ieri i malumori da una parte e dall’altra si sono susseguiti, anche l’Ordine dei Medici è tornato sull’argomento con una nota del presidente, Filippo Anelli: “La sicurezza degli operatori sanitari è a un livello di tale criticità che anche la Scuola di Medicina dell’Università di Bari è dovuta scendere in campo per ribadire l’utilità dei tamponi per arginare l’epidemia da Covid-19″.

“I dati del Ministero della Salute – ha aggiunto – dicono che il 10,7% del totale dei casi diagnosticati di Covid-19 si sono registrati tra gli operatori sanitari. Una situazione drammatica che non si può più ignorare. L’utilizzo di tamponi o di test rapidi settimanali per chi opera in ambito sanitario è tra gli strumenti più importanti per garantire assistenza in sicurezza”.

“L’integrità psico–fisica e la sicurezza degli operatori sanitari e dei pazienti è un diritto costituzionalmente tutelato, che va garantito. Condivido la presa di posizione della Scuola di Medicina – ha concluso Anelli – e ringrazio tutti i firmatari per aver fatto sentire anche la loro voce su un tema così importante”.

Così, alla fine della giornata, il Policlinico ha diramato un comunicato stampa per precisaare che “l’attività di screening sierologico e diagnosi molecolare del virus Sars-Cov2 su tamponi naso-faringei avviata dal Policlinico di Bari e condivisa con la Regione Puglia lo scorso 2 aprile sui dipendenti non ha subito alcun blocco e va regolarmente avanti secondo quanto previsto dal calendario messo a punto dalla control room aziendale”.

“L’utilizzo della tecnica diagnostica del tampone nell’ambito della sperimentazione in atto presso l’azienda ospedaliero-universitaria – si legge ancora – poiché finalizzata alla validazione del risultato del test sierologico effettuato, e quindi giustificata ai fini della ricerca, è in linea con i protocolli condivisi con la Regione Puglia”.

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